







L'uomo sta distruggendo tutto, ma, secondo un gruppo di 24 ricercatori internazionali coordinati da Jim Estes, dell'universita' della California a Santa Cruz, quello che l'uomo non ha ancora capito è che il suo impatto ha dato il via alla sesta estinzione di massa del pianeta. Il solito allarme catastrofista? Nient'affatto. Lo studio, pubblicato su Science Daily (vd link), è documentato e completo, ma, quel che è peggio, conferma quanto, da più parti si va dicendo: gli umani hanno cacciato i grandi predatori riducendoli a pochi esemplari e poi hanno distrutto e frammentato il loro habitat decretandone, in definitiva, l'estinzione. Ma... la scomparsa dei grandi predatori sta portando a un vero e proprio squilibrio negli ecosistemi: la biodiversità è in pericolo e, fatto per gli umani ancor più grave, la scomparsa di predatori quali lupo, leone, leopardo, tigre e squalo ha ripercussioni a cascata fino alla catena alimentare dalla quale tutti noi dipendiamo. In che modo? Senza lupi, leoni, leopardi, tigri e squali aumentano le specie invasive, si diffondono malattie infettive, avvengono cambiamenti nel suolo, nella qualità dell'acqua, nella vegetazione e nell'atmosfera, con la diminuzione per esempio del sequestro di anidride carbonica.
Le perdite sono drammatiche non solo per gli umani, ma anche per i grandi erbivori (quali elefanti e bisonti). Il declino di quegli animali che si trovano in cima alla catena alimentare, fanno notare i ricercatori, è ''maggiore di quanto ritenuto finora'' e ha innescato negli ecosistemi una catena di effetti che si trasferiscono ai livelli più bassi della catena alimentare, distruggendo severamente molte altre specie sia vegetali sia animali. I ricercatori citano molti esempi di questo effetto a cascata.
Il caso dell'eliminazione dei lupi dal parco nazionale di Yellowstone, sottolineano, ha portato alla crescita incontrollata delle alci, che hanno in parte distrutto pioppi e salici salvati solo dalla reintroduzione dei lupi (ve ne avevamo parlato diffusamente raccontando dell'esperimento in corso a Naples, vd suggeriti). In alcune zone dell'Africa la riduzione di leoni e leopardi ha permesso ai babbuini di proliferare senza controllo, aumentando i contatti con la popolazione e causando alti tassi di malattie dovute ai parassiti intestinali sia nella popolazione sia nei babbuini. In alcune zone degli oceani invece, il declino degli squali - favorito dalla pesca selvaggia (vd suggeriti) - ha causato l'esplosione di un tipo di razza che sta facendo collassare i crostacei. La scoperta concludono i ricercatori ha profonde implicazioni per la conservazione: ''Lo studio indica che per risanare gli ecosistemi - ha osservato Estes - si devono reintrodurre su larga scala i grandi predatori perchè gli effetti della loro presenza sull'ecosistema sono fondamentali''.
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