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Il "cage-diving" in Nuova Zelanda fa polemica

Sempre più squali nelle acque per l'uso di esche per soddisfare i turisti - A rischio i sub che raccolgono ostriche

 
(foto Stefan Pircher/Shutterstock)
 
19
febbraio
2015
06:00
Claudio di Manao

Osservare da vicino un Grande squalo bianco è un'emozione per pochi. Non è una questione di coraggio. Lo fai da dentro una gabbia, a cinquecento franchi per volta. La sicurezza costa, ma l'adrenalina rende. Facile immaginare che ci sia sempre fila, come per il bunjee jumping sulla diga in Val Verzasca. Stewart Island, un'isola di 400 abitanti a sud della Nuova Zelanda, è separata dal resto della nazione dallo stretto di Foveaux, un braccio di mare esiguo. Ma ben frequentato. Secondo alcuni ricercatori lì transiterebbe il più grande numero di squali bianchi nel mondo. Lì come in Africa e in Australia il Grande predatore porta turismo ricco.

Ma c'è tra gli abitanti chi questa storia non la vede bene. E ha dato battaglia su tutti i fronti interessando il Ministero dell'Ambiente e le autorità locali con firme, petizioni e interviste rilasciate ai media. Sono 130 isolani su 400. Dicono che da quando ci sono loro, i ragazzi che gestiscono il cage diving (le immersioni in gabbia) gli squali lungo la costa sono aumentati. Lo sostengono i pescatori di abaloni, molluschi pregiatissimi che in Nuova Zelanda possono essere prelevati solo da sub in apnea. Un anno fa il Ministero dell'Ambiente, con una moratoria, ha vietato su tutto il territorio l'uso di esche per lo squalo. Un colpo durissimo per chi deve garantire a chi sborsa cinquecento franchi per l'incontro di una vita, ma secondo gli isolani gli squali continuano ad avvicinarsi a riva e agli esseri umani:«Li stanno abituando alla nostra presenza, io temo per i nostri ragazzi che si bagnano in queste acque».

Gli operatori sostengono di aver ottemperato alla moratoria e di non attirare squali con le esche. Sostengono di svolgere la loro attività lontani dalla costa, nel bel mezzo del canale: «Basta guardare i documentari messi in onda durante la settimana degli squali, la Shark Week, sul Discovery Channel, per rendersi conto di cosa vuole la gente! E poi l'acqua è di tutti».

Le lamentele persistono e la battaglia continua. Difficile dire chi avrà ragione, ma il caso di Stewart Island crea un precedente assoluto su una certa visione. Alcuni esperti e biologi marini ritengono che l'interazione con gli squali sia importante per la loro salvaguardia. Gli squali rischiano di scomparire e, esattamente come per le tartarughe e delfini, la loro sostenibilità è legata all'indotto generato dalla possibilità di osservarli. Purtroppo in questo caso lo squalo rischia di essere ucciso per essersi avvicinato troppo. Una sorta di urbanizzazione indotta con la confidenza data alla specie selvatica.

 Il sito del "cage-diving"

  Video cage-diving

Edizione del 23 maggio 2018
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