





Mangiare un boccone, vedere gli amici e fare nuovi incontri: ecco cosa ci spinge ad andare al caffè. E ognuno, come negarlo, ha il suo “caffè”, il suo bar, preferito. Potrà sembrare strano, ma secondo i ricercatori californiani che hanno da poco pubblicato i loro risultati nei “Proceedings of the Royal Society B”, anche gli squali bianchi si ritrovano “al Caffè”. Un “caffè”... oceanico.
Spiare il comportamento dei grandi predatori nel loro ambiente naturale non è facile. Per molto tempo si è pensato che, grazie alle loro grandi capacità di movimento, pattugliassero tutto l’oceano, in lungo e in largo. La preoccupazione per la potenziale scomparsa di questi squali - nel Nordatlantico e nel Mediterraneo hanno subìto una drastica riduzione - e lo sviluppo di tecniche sempre più raffinate, ha permesso ai ricercatori di scoprire che questi animali sono invece molto abitudinari.
Limitato il raggio d’azione si è stabilito che, geneticamente, vi sono tre distinte popolazioni: quella del Sudafrica, quella australiana-neozelandese e quella del Pacifico orientale. Proprio quest’ultima è stata oggetto di uno studio approfondito (vd. pdf): circa 100 squali sono stati seguiti sull’arco di 2 anni grazie a delle trasmittenti satellitari, altri 78 sono stati muniti di trasmettitori acustici e a circa 60 squali sono stati prelevati tessuti per l’analisi genetica. Si è potuto così osservare che gli squali che popolano le coste californiane sono una popolazione a sé stante, diversa da quelle di Sudafrica e Australia/Nuova Zelanda. In primavera questi squali lasciano le coste del contiente americano e affrontano una lunga migrazione per ritrovarsi in mare aperto, al cosiddetto “Caffè”. I maschi si radunano in una zona ristretta, dove probabilmente trovano cibo a sufficienza. Le femmine stanno un po’ in disparte, ma ogni tanto passano per la zona frequentata dai maschi. I ricercatori suppongono che tra i motivi che li spingono a questo impegnativo spostamento vi siano: ricerca di cibo e di un partner per l’accoppiamento. Considerando che nello squalo bianco la gestazione dura più di 1 anno e che la presenza di squali bianchi neonati si registra in primavera e in estate, si deduce che l’accoppiamento debba aver luogo nel periodo durante il quale la popolazione si trova “al Caffè”. Quando l’aggregazione in pieno oceano si scioglie, ogni squalo torna poi “a casa sua”, ovvero nelle zone costiere dalle quali era partito.
Pare proprio che quella “macchina killer” presentataci dai film, abbia sempre meno a che vedere con lo squalo bianco vero, quello che scopriamo grazie al lavoro incessante di questi ricercatori, ovvero uno squalo bianco poco propenso all’azzardo, tradizionalista, abitudinario e... amante del “caffè”.
Beatrice Jann
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