






In questi giorni, negli ambienti interessati, a fare notizia è la foto di alcuni pesci (vd gallery): sembrano dei giganteschi girini rosa o grigi, ma a guardare meglio si riconoscono le pinne e le fattezze caratteristiche dei pesci. Sono degli esemplari di Notoliparis kermadecensis , fotografati da un'apparecchiatura speciale, a 7500 metri di profondità, nella Fossa delle Kermadec (da qui il nome della specie): un record per l’emisfero sud! Li battono, in fatto di primato di profondità, solo i pesci che lo stesso gruppo di ricerca ha filmato giusto un anno fa nella Fossa del Giappone, a 7700 metri di profondità (vd. video): sono sì pesci della stessa famiglia, i Liparidi, ma di una specie diversa (Pseudoliparis amblystomopsis).
Per molto tempo si è pensato che a queste profondità, che superano la zona abissale e per questo vengono chiamate zona adale o ultraabissale, non potessero vivere pesci, a causa delle avverse condizioni ambientali, come la grande pressione che vi regna, di quasi 800 bar, il freddo e la scarsa quantità di cibo. Ma già con le spedizioni di fine XIX secolo, del Challenger, grazie alle draghe, vennero portati alla luce, dalle profondità oceaniche, animali sconosciuti, ma che purtroppo arrivavano in superficie già morti. Nel 1960, durante la spedizione del batiscafo Trieste nella Fossa delle Marianne, il ricercatore svizzero Jacques Piccard riferì di aver osservato dei pesci. Si pensò inoltre che fossero molto rari, ma le immagini del video e la foto scattata quest’anno nella fossa a nord-est della Nuova Zelanda, mostrano dei gruppetti abbastanza numerosi di questi pesci. Quello che rende sensazionale queste osservazioni e degne di un record, è il fatto che si tratta di animali fotografati e filmati nel loro ambiente, permettendo di capirne almeno un pochettino il comportamento e la vita in questo ambiente per noi così "estremo".
Il mistero resta però su come e quando questi pesci, di forme simili, ma di specie diverse, abbiano colonizzato questi ambienti estremi: le fosse oceaniche possono essere considerate alla stregua di “isole”, distanti tra loro, nelle quali hanno potuto evolversi specie diverse, probabilmente discendenti di un antenato comune. Pure un mistero resta la loro distribuzione “verticale”: si trovano tra i 7'000 metri gli 8'000 metri di profondità. Ad esempio non si capisce come mai non salgano, ad esempio, a cercare cibo nelle pianure abissali, dove questo è presente perfino in quantità maggiore. Il gruppo di ricerca sta già progettando una prossima crociera, probabilmente per il 2010 al largo dell’Ecuador: molto probabilmente sentiremo ancora parlare di loro e delle loro sorprendenti scoperte dalle profondità ultraabissali.
Tra gli strambi animali che popolano i bui abissi dei fondali oceanici c'è anche un insolito essere con le pinne grandi come le orecchie dell'elefantino della Disney: Jumbo Dumbo (vd Gallery) è una delle specie scoperte nel censimento degli abissi, in cui sono state riconosciute oltre 17'000 specie viventi.
A condurre il censimento sono stati gli scienziati del Census of Marine Life (vd link) che completeranno il lavoro di censire le acque, dalla superficie al fondale, (fatto di svariati studi e spedizioni con strumenti ad alta tecnologia) entro la fine del 2010 per un totale di 210 spedizioni in ogni angolo degli oceani. Il Census Marine Life, composto da un maxi-team di 344 ricercatori di 34 nazioni diverse, ha censito 17'650 specie viventi al di sotto dei 200 metri dove la luce del sole non filtra più e gli animali sono al buio, 5722 sotto i mille metri.
Jumbo Dumbo e i suoi «amici» con le pinne-orecchie (in tutto sono nove le specie di Dumbo) vivono tra 1000 e 3000 metri di profondità e sono specie di polpi con due pinne laterali. Jumbo Dumbo è lungo qualcosa come due metri e pesa sei chili. Non meno strano è il pesce «coda di ratto» (Coryphaenoides brevibarbis) che vive tra 1700 e 4300 metri di profondità ed è un pesce bizzarro e allungato la cui età si può calcolare contando gli anelli di crescita nelle ossa dell'orecchio (otoliti), come si fa coi tronchi per datare gli alberi.
m.c./ansa
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