



Da anni i giapponesi, anzi, per la precisione l’Istituto per la ricerca sui cetacei, si intestardiscono a cacciare balene nel santuario dell’Antartico, per “scopi scientifici” (ce ne siamo occupati a più riprese anche in Fattoria, vd. suggeriti). Si tratta, è bene ricordarlo, di un’operazione perfettamente legale, permessa dallo statuto della Commissione internazionale baleniera, la IWC, la stessa che ha indetto la moratoria alla caccia dagli anni ’80.
I giapponesi, da anni, cercano di “giustificare” questa ricerca adducendo, tra le altre, la scusa che, cacciando le balenottere minori (vd. link) - che, a loro dire, hanno conosciuto un’ “esplosione della popolazione” - si mobiliterebbero delle risorse alimentari. In sintesi la tesi è: uccidendo le balenottere minori resterebbe più krill a disposizione delle balenottere azzurre gravemente minacciate d’estinzione.
Questa scusa, però, non tiene più. La carne delle balenottere minori “analizzate” dagli studiosi giapponesi viene venduta sul mercato interno (con la scusa di non voler sprecare nulla dell’animale ucciso). Proprio da questa carne, immessa sul mercato giapponese, i ricercatori americani e neozelandesi hanno prelevato 52 campioni per l’analisi genetica. Sapendo quanto può mutare il DNA in una popolazione di una certa dimensione, si sono confrontati i campioni e usando dei modelli statistici, si sono calcolate le dimensioni della popolazione originaria. In altri termini: i ricercatori, partendo dai 52 campioni di carne, hanno stabilito quanto era grande la popolazione di balenottere minori 150-200 anni fa (vd. video). Conclusione? Pare che, prima di venir cacciate, nell'Antartico vi fossero tante balenottere minori quante ve ne sono oggi (esemplare in più, esemplare in meno). Perché allora il loro numero non è “esploso” quando hanno potuto usufruire di tutto il krill che non veniva più mangiato dalle enormi cugine “azzurre”? Perché probabilmente non è il krill ad essere il fattore limitante per la crescita della loro popolazione.
Fin qui le domande. Ma... al di là delle domande, c’è ormai un dato di fatto (scientifico) acquisito: non è uccidendo le balenottere minori che si sostiene la ripresa delle balenottere azzurre. Ai protezionisti può apparire un risultato ovvio: sulla scena economica e politica valgono però più i fatti. Ora i ricercatori lo hanno provato, dati alla mano, in una pubblicazione apparsa di recente su Molecular Ecology (vd link). La morte delle balenottere minori non serve a nessuno!
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