
Due attivisti giapponesi di Greenpeace hanno dimostrato la corruzione che sta alla base del commercio di carne di balena, ma si trovano ora sotto accusa per essersi procurati le loro prove “illegalmente”. Il processo prosegue per tutto il mese di marzo e sta suscitando vasta eco nell'opinione pubblica. Un altro aspetto, questo, della "guerra alle balene" che ci ha indotto a interpellare la nostra biologa marina di fiducia, Beatrice Jann, per cercare di dare qualche risposta alla domanda che avevamo posto agli internauti (vd suggeriti) la scorsa settimana. I giapponesi hanno le loro ragioni per proseguire questa battaglia?
"Premetto di non essere una specialista per quanto riguarda la cultura giapponese. Ho avuto modo di partecipare come ricercatrice alla riunione scientifica della IWC e ho avuto modo di parlare della questione qui in Svizzera con persone di origine giapponese.
Bisogna ricordare che il Giappone è un’isola, rimasta "isolata" fino al XIX secolo. Siamo dunque in presenza tratta di una cultura e di una mentalità spesso difficilmente comprensibile a noi occidentali. Le questioni d’onore, la necessità di mantenere “la faccia” di fronte all’avversario sono spesso fondamentali e, nonostante l’occidentalizzazione del Giappone, possono giocare un ruolo importante. La popolazione in genere ha (o almeno aveva) un atteggiamento di cieca fiducia nei governanti, un fattore - per quanto riguarda la caccia alla balena - per nulla trascurabile".
Ma... la caccia alla balena c'è sempre stata?
"La caccia alla balena ha una lunga tradizione. La dieta giapponese è povera di carne rossa, ma è ricca di prodotti vegetali e del mare. La carne di balena non era facilmente reperibile e più “sostanziosa” di quella del pesce. Veniva perciò servita solo durante pasti molto importanti acquistando così il valore di “status symbol”. La caccia industriale però, in Giappone, venne introdotta dagli Stati Uniti, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il generale Mac Arthur suggerì che per rifornire di proteine il Giappone e per portarlo al livello delle grandi nazioni industriali moderne (che a quel tempo erano quasi tutte baleniere) fosse creata una flotta di navi baleniere. Molti anziani giapponesi ricordano la carne di balena con riconoscenza visto che era servita nelle mense scolastiche per permettere ai giapponesi di sopravvivere in un paese quasi totalmente distrutto". (vd video)
Questo però è il passato. Adesso?
"Le giovani generazioni non sono più legate a questi ricordi, a queste tradizioni. Secondo i risultati del Nippon Research Center del 2006, il 95% della popolazione giapponese non ha mai mangiato, o lo ha fatto solo saltuariamente, carne di balena o di delfino".
Perché allora quest'ostinazione nel voler cacciare i grandi cetacei?
"Come in qualsiasi disputa politica, prima di riunirsi al tavolo delle trattative, ognuno ribadisce la propria posizione, o la rincara in modo da avere delle carte da giocare. Probabilmente è in questo modo - e tenendo conto dell’”obbligo morale” a difendere l’onore della patria - che sono da intendere le parole del ministro giapponese Akamatsu (vd suggeriti). Nel frattempo però la popolazione ha scoperto attraverso l’informazione da parte di ricercatori giapponesi (come riferito dal New York Times del 2009, vd link) e da attivisti internazionali, dell’alto contenuto in metalli pesanti e altri veleni, nel grasso dei cetacei e del complice/colpevole silenzio delle autorità che ne erano al corrente: una cosa inaudita per un giapponese. Inoltre il recente documentario “The Cove” (il documentario che la notte scorsa ha vinto l'Oscar; vd suggeriti: delfini contaminati dal mercurio e link, ndr) ha suscitato molta costernazione specialmente tra le giovani generazioni, che erano all’oscuro di quello che succedeva".
Prospettive future?
"Come riportato anche dal Japan Times, se la moratoria sulla caccia dovesse finalmente cadere, ma nel contempo venisse chiesto che la caccia fosse praticata in modo trasparente e senza alcun sostegno statale, visti: la crescente consapevolezza della popolazione, gli scandali che stanno venendo alla luce sulla contaminazione della carne e la corruzione che ne circonda il commercio, ebbene la caccia alla balena e ai delfini, in Giappone, sarebbe destinata in poco tempo a estinguersi da sola".
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