







C'è sapore di mare, quest'anno, alla 15.esima riunione dei rappresentati delle 175 nazioni che hanno sottoscritto la Convenzione su commercio internazionale delle specie minacciate d’estinzione, meglio conosciuta con l’acronimo CITES (Convention on International Trade of Endangered Species) in corso, da sabato, a Doha (vd suggeriti).
Oltre ai tonni rossi, che su proposta del Principato di Monaco dovrebbero essere inclusi tra le specie protette in senso stretto (ogni commercio è proibito) e che ha già fatto molto discutere (vd suggeriti), un altro gruppo di animali marini dovrebbe presto essere protetto dallo sfruttamento commerciale eccessivo: il corallo rosso e rosa dei generi Corallium e Paracorallium. Questi veri e propri "gioielli del mare" su richiesta della Svezia (nel suo semstre di presidenza dell’Unione Europea) e degli Stati Uniti, dovrebbero essere inclusi tra le specie soggette a controllo (il commercio deve essere compatibile con la loro sopravvivenza, ed è soggetto ad autorizzazione tramite certificato CITES).
Questi minuscoli abitanti del mare, è noto, si offrono come materia prima agli orafi di tutto il mondo che da loro ricavano piccoli e grandi capolavori. Loro, i coralli, non sono ancora in via d’estinzione, ma il degrado ambientale e lo sfruttamento commerciale sono tali da far presumere che, senza un adeguato controllo, ben presto potrebbero essere seriamente minacciati. Si cerca dunque di “giocare d’anticipo”. I coralli in questione hanno poco a che vedere con i coralli che costruiscono le barriere coralline: fanno parte della stessa famiglia, ma sono “parenti lontani”, come noi facciamo parte della famiglia dei mammiferi, ma siamo imparentati solo lontanamente con i … lemuri volanti ad esempio. Proprio a causa di queste differenze, i piccoli polipi che formano la colonia di corallo, producono uno scheletro di sostegno interno particolare, di un calcare molto duro, che perciò può essere lavorato e trasformato in gioiello e suppellettile decorativa.
Formare una colonia di pochi centimetri di altezza di questi coralli richiede anni. Se poi si pensa che la maturità sessuale viene raggiunta dopo quinquenni e che sono solo le colonie più grandi, ramificate e numerose, ad avere una maggiore probabilità di riproduzione ecco che non stupirà sapere che distruggere gli esemplari più belli e alti danneggia in modo esponenziale la sopravvivenza del corallo. È inoltre un dato di fatto che in molti luoghi, ormai, non si trovano più che praterie di piccole colonie non ramificate, ancora molto giovani.
Il Mediterraneo è famoso per il corallo rosso, ma anche nell’Oceano Indiano e nell’Oceano Pacifico si trovano diverse specie di questo tipo di corallo, anche loro minacciate dalla pesca a strascico - che distrugge gli ambienti marini - e dallo sfruttamento commerciale troppo intenso per la loro lenta crescita. Inserire i coralli tra le specie protette dalla CITES permetterebbe, anche a loro, di avere un futuro.
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