

"Per poter compiere reali progressi, è necessario che le soluzioni trovate consentano l'arresto della caccia alla balena a scopi scientifici da parte del Giappone, l'istituzione di nuove aree protette, ma anche la possibilità di praticare, a condizioni strettamente controllate, la caccia vicino alle coste. Il fatto che si sia discusso una giornata intera dell'eventuale istituzione di una area di protezione nell'Atlantico meridionale e che alla fine si sia deciso di rimandare la discussione al prossimo anno mostra la complessità di questo processo". Quelle che vi abbiamo riportato sono parole scritte nel comunicato dell'Ufficio federale di veterinaria (UFV) che, in un preoccupante disinteresse dei media ufficiali per l'esito dei lavori della 63.assemblea dell'IWC (la Commissione baleniera internazionale), ha rotto il silenzio calato all'indomani della conclusione dei lavori (lo scorso 14 luglio, vd. suggeriti).
Ebbene, quelle che giungono dal convegno sono notizie poco confortanti, soprattutto se si pensa che, in 25 anni di moratoria di caccia alla balena - moratoria che gode comunque di eccezioni non solo in Giappone, ma anche in Islanda, Danimarca, Norvegia, ecc... vd. suggeriti) - il numero degli esemplari cacciati e uccisi è praticamente triplicato. E, quel che è peggio, l'assemblea non ha permesso di sviluppare nuove dinamiche. Il grosso dei lavori, da quanto si riesce a capire, ha coinciso, more solito, con la ricerca di un compromesso tra le opposte fazioni (quella dei Paesi cacciatori e quella dei Paesi garanti della vita delle balene). In mezzo la Svizzera, Stato senza accesso al mare, che "continua a impegnarsi affinché le decisioni prese in questa sede poggino su basi scientifiche e si trovino soluzioni di comune accordo".
Nell'anno in corso proprio la Svizzera, in vista del 2012 - anno nel quale saranno rinnovate tutte le quote relative alla caccia della balena da parte delle popolazioni indigene -, è stata chiamata a partecipare a un piccolo gruppo di lavoro che ha per obiettivo quello di elaborare le procedure di valutazione e attribuzione di tali quote. Chissà che non sia di buon auspicio perchè le signore dei mari possano continuare a vivere - così come vorrebbe la maggioranza degli svizzeri - e a nu9tare libere nei loro mari.
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