







Orgogliosa, sicura di sé, è così che ci viene incontro la tigre dalla "home page" (vd link a lato) del sito del Parco indiano di Panna del Madhya Pradesh, lo Stato indiano noto come "Stato delle tigri". Nel testo si legge che "la tigre (Panthera tigris tigris), la regina delle giungla, si aggira libera in questo sicuro, benché un po' piccolo, habitat ...". La realtà, però, è un'altra.
Dopo che nel 2005 la riserva indiana di Sariska, nel Rajasthan, dovette annunciare la scomparsa delle proprie tigri, in questi giorni sono proprio i responsabili del parco nazionale di Panna a comunicare al mondo che: "Da noi non ci sono più tigri".
Le polemiche infuriano: i segnali allarmanti, che le tigri potessero sparire completamente da un altro parco tra quelli compresi nell'ambizioso "Progetto Tigre" creato nel 1973 sotto l'egida di Indira Gandhi, erano evidenti da anni. Il pericolo maggiore per le tigri indiane era, ed è, il bracconaggio: il mercato nero per le pelli e i prodotti a base di ossa di tigre è apparentemente fiorente e incoraggia la caccia illegale di questi grandi felini. Secondo l'ambientalista Valmik Thapar, che da anni si batte "come una tigre" per la loro protezione, nel 2015 potrebbe non esserci più alcuna tigre nelle foreste indiane. Il Governo ha appena deciso di raddoppiare i fondi destinati alla loro protezione, ma sarà sufficiente per evitare l'estinzione delle tigri indiane?
I guai, però, non sembrano finiti. Le tigri, anche se dovessero tornare al Parco di Panna, dovrebbero fare i conti con un nuovo problema: una miniera di diamanti.
La Corte suprema indiana, nell'agosto del 2008, ha dato il via libera all'impresa nazionale National Mineral Development Corporation (NMDC) per l'estrazione dei diamanti all'interno del Parco di Panna. Quest'eventualità era nota agli autori del rapporto di valutazione delle "riserve delle tigri" che, nel 2006, accanto a un giudizio estremamente positivo del "Panna National Park", avvertivano che l'apertura di una tale miniera, all'interno dell'area protetta, avrebbe messo in pericolo tutto il parco.
È vero che il permesso di estrazione dovrebbe essere limitato nel tempo, che una parte dei benefici dovrebbe essere versata per la protezione della foresta e che, per garantire il rispetto della decisione, è stato costituito un gruppo di sorveglianza, ma ... la decisione della Corte ha ben altre implicazioni. Non è infatti escluso che altre industrie minerarie che si trovano confrontate con situazioni simili (di conflitto tra attività industriale e protezione dell'ambiente) possano appellarsi a questo primo "via libera". Senza dimenticare che anche i contadini dei 13 villaggi situati all'internod ella zona protetta sono infuriati. A loro, infatti, è stato chiesto di trasferirsi perché "le loro attività non sono compatibili con l'obiettivo di protezione della natura del parco".
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