




Nuda e cruda la notizia è tutta qui: entro il 2025 gli elefanti africani non ci saranno più. Quel che è peggio è che la notizia non è nuova. Lo studio del Centro preservazione delle specie dell'Università dello Stato di Washington (vd pdf), reso pubblico dal direttore Samuel Wasser (vd. link) risale infatti al 2006. A peggiorare la situazione c'è, in questi giorni, l'ultimo rapporto dell'Associazione Traffic che segnala un considerevole aumento del traffico illegale di avorio. Già, perché la mattanza di elefanti è dovuta, principalmente, al commercio dell'avorio, ovvero al commercio delle loro zanne. Motivo dell'impennata di richiesta di avorio sul mercato? La possibilità concessa a Cina e Hong Kong di importare il prezioso materiale. A loro, detto per inciso, l'avorio serve soprattutto per realizzare le bacchette che si usano a tavola (le nostre posate).
E com'è possibile che il commercio dell'avorio abbia conosciuto un'impennata se, a livello internazionale, è stato consentito solo il commercio dell'avorio sequestrato (quello che sta nei magazzini)? A rispondere è Giovanni Guadagna, responsabile Ufficio Cattività di Enpa (Ente nazionale protezione animali, vd. link). "Il commercio di avorio è stato consentito per quello stoccato nei magazzini in quanto frutto di sequestri e caccia autorizzata (108 tonnellate di avorio legale certificato nel 2007). I canali legali del commercio dell’avorio stoccato si diramano però in mezzo mondo fornendo così, complice la facile falsificabilità dei documenti e la scarsità dei controlli, un'utile veste con la quale mimetizzare i ben più lucrosi e numerosi commerci illegali. Si arriva così al paradosso che l’avorio sequestrato, invece di essere distrutto, fornisce e fornirà l’alibi per nuove stragi che si perpetueranno, secondo questo meccanismo, fino all’estinzione dell’elefante africano". Secondo Enpa l’unico modo per bloccare in maniera considerevole il bracconaggio, è vietare la caccia autorizzata e distruggere l’avorio sequestrato. Per fortuna il divieto totale di ogni forma di commercio è stato già annunciato da otto paesi africani, guidati dal Kenya. Il divieto verrà proposto ai prossimi lavori della Convenzione di Washington, fissati nel Qatar per il marzo 2010.
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