



“Cucù, Cucù!” Eccolo. Il richiamo è inconfondibile. È lui, il Cuculo (nome scientifico: Cuculus canorus). È tornato, anche quest'anno, dopo aver trascorso l’inverno nelle foreste tropicali dell’Africa.
Strano uccello, il Cuculo. Dal comportamento molto peculiare soprattutto per quel che concerne l’allevamento della prole. Lui, infatti, preferisce delegare ad altri il compito di nutrire ed allevare i suoi piccoli. In che modo? In un modo tutt’altro che scontato.
La femmina del Cuculo, infatti, osserva attentamente le coppie di uccelli della specie-ospite indaffarate a costruire i nidi e – individuato il momento di posa delle uova – vi depone il proprio, eliminando un uovo della coppia ospite.
Tra le specie che vengono parassitate ci sono ad esempio Codirosso, Cannaiola e Sterpazzola. In un paio di giorni la femmina di Cucuolo ripete questa operazione per 15 – 20 volte, in altrettanti nidi di altrettante coppie. Ogni piccolo di Cuculo, appena uscito dal guscio, cieco ed implume, si libera dei “fratellastri” (uova e piccoli) caricandoseli sulle spalle e gettandoli fuori dal nido. Rimasto solo, avrà tutta l’attenzione dei genitori adottivi, ignari della distruzione della covata commessa da quell’esserino pigolante. I giovani cuculi diventano indipendenti a fine estate. È proprio in quel momento che, grazie all'istinto, partiranno e raggiungeranno le foreste tropicali africane, per svernarvi come- e con - i loro genitori biologici.
Cuculo o sparviero?
Il cuculo ha abitudini talmente diverse da quelle degli altri uccelli che, per secoli, si sono raccontate sul suo conto le storie più straordinarie. Inoltre, la sua rassomiglianza con lo sparviero (ha la stessa taglia, colori simili e una sagoma ugualmente slanciata) ha suscitato assurde credenze. Così, si diceva che una volta venuto l’inverno il cuculo si trasformasse in sparviero; questa leggenda, che risale all’antichità, è stata divulgata anche da grandi naturalisti come Aristotele e Plinio.
La canzone del cucù versione scaut
"Sentiam nella foresta il cuculo cantar
ai piedi d'una quercia lo stiamo ad ascoltar.
Cucu cucu...
La notte è tenebrosa non c'è chiaror lunar
sentiam nel fitto bosco i lupi ulular.
Ahu, ahu..."
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