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"La Kabbalah? Scoprire l'amore con egoismo"

Uno dei più famosi rabbini, Michael Laitman, parla della Saggezza e di antisemitismo

 
Michael Laitman. (foto Andrea Pontini)
 
19
gennaio
2015
16:57
Marcello Foa

Un rabbino è un rabbino, come un prete è ovviamente un prete. Ma se è un rabbino kabbalista il discorso cambia. L'ebraismo permane ma si dissolve, assume colori diversi ed emergono nuovi parametri anche morali, talvolta provocatori, di certo sempre originali e opinabili; soprattutto se a esprimerli è Michael Laitman, un signore dai capelli e dalla barba bianchi, che indossa un'anonima giacca grigia su una camicia bianca senza cravatta. In apparenza un Signor Nessuno, in realtà un filosofo con master in Biocibernetica, che ha fondato il «Bnei Baruch Kabbalah Education & Research Institute», oggi seguito da centinaia di migliaia di persone nel mondo, solo in parte ebrei.

«Ma il nostro messaggio è universale», precisa incontrandomi. Ha i modi spicci tipici degli israeliani e lo sguardo tagliente. «Al centro di tutto c'è la Saggezza della Kabbalah, intesa non come formula esoterica, ma quale essenza del messaggio di Abramo», ripete. È un rabbino ma si considera un filosofo, un portatore di speranza. Con idee, come vedrete, alquanto forti. Laitman non si fa pregare e viene subito al dunque. Secondo la Kabbalah, l'egoismo è uno dei principali problemi dell'umanità e l'altruismo è la soluzione. Messaggio, osservo, che piacerebbe molto a San Francesco o al Dalai Lama ... Ma Laitman mi interrompe.

«C'è una differenza sostanziale. La Saggezza della Kabbalah considera l'egoismo una caratteristica innata, quasi una qualità, mentre le altre religioni vogliono indurre l'uomo a negare i propri desideri; dunque a privarsi, controllarsi, eccetera. Gli altri mirano a rimpicciolire l'ego. La Saggezza della Kabbalah ritiene invece che l'ego non sia sopprimibile e che si debba percorrere il percorso inverso: l'uomo deve farlo crescere fino a quando la persona riesce ad alzarsi sopra l'ego e a trasformarlo in autentico altruismo».

Dunque l'egoismo è un elemento fondante della spiritualità?
«Sì. L'ego è la materia della creazione con il quale costruiamo il nostro mondo spirituale ovvero troviamo la Saggezza».

Lei scrive: La Kabbalah non è mai un obbligo, ma una libera scelta. Perché?
«È così. La costrizione non serve a evolvere. Deve essere una scelta libera e consapevole che porta a scoprire quel che esiste fuori di sé, a percepire il Creatore e a scoprire l'Anima. Ma deve essere un'evoluzione all'interno di ognuno di noi, non una costrizione».

La Kabbalah è una religione?
«No, non lo è, la gente pensa che sia legata all'ebraismo, ma non è così, è una Saggezza universale».

Eppure lei insiste sull'unicità del popolo ebraico...
«Vede, il popolo ebraico non è un popolo. Abramo, che era un saggio babilonese, raccolse un gruppo per innalzarsi sopra l'ego: cos'altro significa la frase "ama il tuo prossimo come te stesso"? Non era un popolo definito ma un gruppo di persone che ha iniziato a vivere in questo modo. Questa doveva essere la sua vocazione originaria: dar prova di altruismo».

Non lo è più?
«Gli ebrei non hanno portato la Saggezza della Kabbalah in tutto il mondo e questo spiega l'odio nei loro confronti. Com'è possibile che un popolo che rappresenta una percentuale infinitesimale della popolazione mondiale venga additato come fonte di ogni Male anche nei Paesi dove non ci sono ebrei? Ci deve essere una ragione più alta, non razionale. Gli ebrei vengono perseguitati perché non seguono la Kabbalah e non insegnano il metodo di correzione della vita. L'Olocausto è il risultato più drammatico di questa rottura».

Dunque secondo lei Israele tradisce la propria missione...
«Gli stessi israeliani non sanno, non conoscono questo dovere. Odiano la Saggezza della Kabbalah. È scomparsa dal popolo dopo Abramo. Gli ebrei sono passati dall'amore fraterno all'odio gratuito. Non conoscono la Saggezza, sono egoisti e non vogliono saperne nulla, a parte, naturalmente, un gruppo ristretto di kabbalisti che hanno studiato in silenzio in tutti questi secoli. Eppure qualcosa sta cambiando, è scritto nei libri. La Saggezza della Kabbalah ci insegna a trasformare l'odio in ricchezza illimitata, in esistenza buona».

Dove nasce il suo ottimismo?
«Dallo studio dei Libri e dalla consapevolezza che noi non siamo gli autori del piano della Creazione, da noi dipende solo come si arriverà all'esito che è già scritto. Tutto è determinismo, tutto segue leggi molto chiare e assolute. Possiamo arrivarci in maniera positiva attraverso l'unione e la comprensione reciproca o negativa con la sofferenza... ma la conclusione è la stessa. Dopo il mondo sarà migliore».

Il problema storico di Israele è il rapporto con i palestinesi ...
«Gli ebrei sono arrivati da tutto il mondo, hanno mandato via i palestinesi che abitavano questa terra e hanno occupato lo spazio. Questo è sbagliato. Se ognuno regolasse i conti sulla base della situazione di 2000 anni fa, cosa sarebbe il mondo? Però se gli israeliani dicessero che sono tornati in Israele per la correzione del mondo, credo che nessuno si opporrebbe. In fin dei conti noi lo avremmo fatto per il bene dell'Umanità. E invece cos'è successo? Hanno mandato via un popolo e non facciamo bene a nessuno. Non c'è beneficio, bisogna aprire la Saggezza della Kabbalah a tutto il mondo, questa dovrebbe essere la missione. Più gli ebrei si allontanano dalla loro missione più aumenta l'antisemitismo».

Le sue opinioni sono perentorie. In che rapporti è con i rabbini ortodossi?
«Io non appartengo a loro e loro non a me. Tra di noi c'è un gentlemen's agreement: io non li tocco e loro più o meno non parlano di me. L'ebraismo ortodosso rappresenta un insieme di consuetudini tipiche dell'uomo, ma non ha niente a che fare con la spiritualità».

E le religioni come si collocano nel concetto di Kabbalah?
«Le religioni non si correggono, di solito separano popoli, altrimenti l'uomo sarebbe già stato capace di percepire l'ideale altruistico. Vediamo quel che sta succedendo con l'Islam. Ogni religione ha la sua storia del Creatore e anche qualcuno che lo rappresenta: Mosé, Gesù, Maometto, Buddha. Poi nasce una religione con proprie regole. È la stessa storia».

Invece nella Kabbalah?
«La Fede non esiste nella Saggezza della Kabbalah. Io non Credo perché qualcuno in un passato lontano ha compiuti gesti straordinari. Se mi elevo sopra i 5 sensi, allora scopro la forza della dazione assoluta. Che diventa mia. Ed è cosi che scopro il Creatore».

Insomma, ancora altruismo, ma come si fa a voler bene autenticamente a un estraneo?
«Qualsiasi persona può amare qualcuno che è estraneo. Non si tratta di amore animalesco o tra madre e figlio, né di piacere egoistico. L'Amore è una relazione verso l'altro, nella quale non ricevo alcun beneficio ma semplicemente amo. Mi relaziono verso l'altro, faccio del bene, senza riguardo a me stesso. In me non c'è alcun interesse ma attraverso la Saggezza della Kabbalah è il Creatore a darmi questa forza e se la ricevo inizio a capire cosa significa amore».

E Lei riesce a voler bene?
«Ci provo».

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