MILANO - Con l'emergenza terrorismo prende nuovo vigore il dibattito sul divieto alla dissimulazione del viso nei luoghi pubblici. A seguito dell'introduzione della cosiddetta legge antiburqa promossa da un'iniziativa di Giorgio Ghiringhelli (il Guastafaste), il Ticino ha deciso di imprimere un giro di vite che ha una sua appendice anche oltre frontiera. Dal primo gennaio, infatti, negli ospedali lombardi - e più in generale nelle strutture sanitarie della regione - le donne non potranno più indossare il burqa o il niqab. In questo senso, i nosocomi dovranno adeguare quanto prima le loro disposizioni a partire dal 31 dicembre.
Restano consentiti dalla legge: hijab, khimar e chador, i quali permettono di identificare la persona, non coprendone il volto. «Tutti dovranno essere riconoscibili - ha spiegato ai colleghi del Corriere della Sera Simona Bordonali, assessore regionale alla sicurezza -; semplicemente è stato reso attuattivo l'articolo 5 della legge Reale del 22 maggio 1975". La relativa normativa ha già i crismi dell'ufficialità: la delibera della Giunta regionale lombarda è già stata approvata su proposta della Lega Nord. Il velo integrale ha dunque i giorni contati.
