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Violenze sessuali per divertimento

ESCLUSIVA DEL "CORRIERE DEL TICINO" - A Colonia hanno aggredito e molestato le loro vittime nella notte di Capodanno: di giovane età, provengono tutti dai campi profughi della città

 
Le prime immagini di tre degli accusati di violenze sessuali di Colonia: hanno collaborato con la polizia e ammesso i fatti.
 
19
gennaio
2016
06:00
Andy Schneider

COLONIA - Mentre proseguono le indagini degli inquirenti nel Nord Reno-Vestfalia, si stringe il cerchio attorno agli assalitori nordafricani che nella notte di Capodanno, a Colonia, hanno commesso una serie di reati, violenze sessuali e furti di borsette e telefonini, ai danni di un ampio numero di donne tedesche (le denunce delle vittime sono poco meno di settecento nella sola città sul Reno). Ieri è stata data la notizia, confermata dalla Magistratura cittadina, di un algerino di 26 anni proveniente dal campo profughi di Kerpen, che è stato arrestato in relazione ai citati reati, insieme a un connazionale con addebiti meno gravi (solo furto). Quest'oggi il «Corriere del Ticino» pubblica in esclusiva le immagini di altri tre algerini finiti in manette negli scorsi giorni. Questi ultimi provengono a loro volta da altri campi profughi della città: si tratta di Y.A. di 25 anni; di L.D. di 22 anni e di R.M. di 26 anni.

I tre rifugiati, di cui ci limitiamo a rendere note le iniziali e di cui abbiamo reso irriconoscibili gli occhi nel rispetto della normativa sulla protezione della personalità, hanno già ammesso le proprie responsabilità relative a quell'agguato. Il loro futuro è ora nelle mani della Procura di Colonia diretta da Ulrich Bremer, ma, alla luce delle enormi pressioni esistenti oggi in Germania a livello istituzionale, politico e mediatico, nessuno - allo stato attuale - è in grado di anticipare le decisioni che li riguarderanno. Intanto, dopo le violenze commesse da gruppi di immigrati ubriachi nella piazza del Duomo, e alla stazione ferroviaria nella notte di San Silvestro più discussa della recente storia tedesca, a Colonia, la polizia resta vigile.

Le polemiche che l'hanno investita con la forza di uno tsunami e che sono culminate con il licenziamento del suo capo Wolfgang Albers a otto giorni dai fatti, hanno lasciato il segno. Gli inquirenti non possono più permettersi passi falsi e sono già riusciti a compiere una serie di arresti di alcuni protagonisti dei gravissimi fatti accaduti. Inoltre hanno fermato sul nascere un'azione punitiva, due giorni dopo al siluramento dello stesso Albers, da parte di uno stuolo di commercianti del centro cittadino, rocker hooligan e protettori (tutti attivi nel Milieu): erano intenzionati a impartire agli stessi immigrati una lezione violenta per i comportamenti messi in atto.

Ma torniamo alla notte di Capodanno. Secondo quanto è noto, i fermi già effettuati a Colonia (è stata anche offerta una ricompensa di 10 mila euro a chiunque contribuisca ad assicurare alla giustizia altri aggressori) sono scattati grazie a una miriade di testimonianze dirette - delle vittime e di comuni cittadini - e in seguito allo scrupoloso monitoraggio di materiale probatorio specifico da parte del Bundeskriminalamt (l'Ufficio federale della polizia criminale). Video e foto scattate dai numerosi presenti, in buona parte postati rapidamente anche sui social media, hanno permesso di risalire, appunto, ad una parte delle persone che si è resa responsabile di reati contro una miriade di donne.

La polizia lo aveva detto a chiare lettere subito dopo che la verità era venuta a galla, ancorché con imbarazzante ritardo: i responsabili di quei fatti sono quasi tutti profughi di origine nordafricana e araba. Un tabù in un Paese dove, come affermato dagli agenti in forma non ufficiale, gli aggressori (leggi: i rifugiati) sarebbero più protetti delle vittime. Considerazioni inappropriate? Non certo per una parte delle forze dell'ordine (dato che diversi poliziotti hanno parlato di veri e propri diktat imposti dall'alto) e del mondo politico, che si è subito posto in modo critico con la linea di apertura seguita dal Governo di Berlino in materia d'asilo, già prima dei fatti in questione.

Clima di tensione

Fatto sta, che per non infiammare il clima di tensione esistente (vale anche per altre città, dove i migranti, soprattutto di origine maghrebina, secondo gli atti di polizia sono accusati di aver commesso decine e decine di violenze e abusi sessuali ai danni di donne del luogo) i media tedeschi, secondo i bene informati, avrebbero stipulato una sorta di accordo segreto con la polizia che presupporrebbe il silenzio stampa su informazioni ritenute potenzialmente «a rischio».

Per ora, dagli ambienti vicini agli inquirenti, trapela che i tre arrestati - come è stato il caso con numerosi altri nordafricani (circa mille quelli, come si ricorderà, in piazza a Colonia nella notte di Capodanno) - avrebbero agito dopo aver consumato parecchio alcol. Altro elemento accertato, inoltre, è che la polizia ha anche appurato che i giovani finiti in manette avevano tutti inoltrato regolare richiesta d'asilo all'autorità competente. Gli inquirenti proseguono le indagini per accertare le responsabilità di altri loro connazionali. Compito non certo facile, ma che alla luce del recente giro di vite imposto da Berlino, avrà il sostegno di adeguati rinforzi d'organico.

Occorrerà anche accertare il tipo di violenza sessuale commessa, premesso che il Codice penale tedesco riconosce come stupro anche la sola penetrazione di un dito nelle parti intime della donna. Secondo testimonianze raccolte a Colonia, numerose vittime degli assalti di San Silvestro avrebbero subito il tentativo di violenza sessuale con questa modalità, ma il fatto che le donne indossassero collant, non avrebbe permesso agli assalitori di portarla a termine. Gli inquirenti, dunque, dovranno far piena luce anche su tutti questi aspetti.

Retata della polizia a Düsseldorf

Domenica, la polizia di Colonia, ha nel frattempo attuato ancora una volta controlli a tappeto nel tentativo di scoprire nuovi indizi sui fatti in questione. Vi hanno partecipato centocinquanta agenti, ma non sarebbero emersi nuovi elementi di spicco. Il giorno prima, grande retata della polizia del Nord Reno-Vestfalia, nella vicina città di Düsseldorf, dove il fenomeno dell'immigrazione ha, a sua volta, creato una situazione che più di qualcuno non esita a definire «fuori controllo», in primis nella zona conosciuta emblematicamente con il nome di «Maghreb». Lì, trecento agenti, sabato sera, hanno fermato quaranta immigrati clandestini resisi colpevoli di una serie di gravi reati, tra i quali traffico di droga, furti e violazione della legge sulle armi. La retata è durata complessivamente sei ore: sono stati controllati 18 bar, numerosi ristoranti e sale gioco. I controlli hanno interessato trecento nordafricani. Insomma, un'offensiva in grande stile per dire che la Germania e lo Stato ci sono. E che chi delinque deve pagare, da ovunque egli provenga. La lotta alla criminalità resta però una strada in salita: tutte le persone fermate sono già state rilasciate.

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