
ROMA - Una grande lista civica nazionale, "una lista per l'Italia che chiami a raccolta le energie sane del Paese senza personalismi", con il dichiarato intento di vincere le prossime elezioni e portare di nuovo al governo Mario Monti. Gianfranco Fini la lancia da Arezzo, dove riunisce i "Mille per l'Italia": persone normali che hanno cose da dire e voglia di "servire la polis". Pier Ferdinando Casini, dalla platea, dice "aderisco". E anche Luca Cordero di Montezemolo, in una singolare coincidenza di tempi, in un'intervista dichiara di volersi impegnare "senza alcun ruolo o leadership" al successo di un movimento civico nel nome di Monti. Il percorso che Fini ha iniziato alzando il dito contro Berlusconi porta ad Arezzo: l'ex leader missino toglie il simbolo di Fli dal centro della scena, dà diritto di parola soltanto a Giulia Bongiorno (che nominerà portavoce) e passa un'intera giornata ad ascoltare le idee di medici, avvocati, imprenditori, volontari, relegando in ultima fila i dirigenti di Futuro e Libertà, tirati dentro al progetto dal nuovo strappo del Capo e non tutti convinti. La locomotiva è partita a velocità supersonica dopo la disponibilità annunciata da Monti, diversi colloqui nelle alte stanze della politica hanno fatto il resto. E oggi il "partito di Monti" sulla carta già c'é, anche se molto resta da capire. In primis quale sarà la legge elettorale per andare al voto: se un Porcellum che certo non favorisce il progetto Lista Italia, o un proporzionale con premio di maggioranza al partito che potrebbe invece mettergli le ali. "Sono soddisfatto, oggi ci sono innegabili elementi di novità politiche ed un quadro più chiaro, l'accelerazione di Monti rende più verosimile il progetto, ci sono le contestuali dichiarazioni mie e di Casini e l'intervista di Montezemolo, sul piano progettuale non ci sono distanze insormontabili, l'obiettivo di portare Monti al governo è comune e anche quello di un forte allargamento nella società civile", è il bilancio di Fini, che nei prossimi mesi costituirà regione per regione i comitati "Mille per l'Italia", oggi approva un documento programmatico e nomina per la Lista Italia tre coordinatori: Pier Luigi Piccinni, Salvatore Carruba e Giulia Bongiorno. Ma le difficoltà non sono poche, come dimostra plasticamente il fatto che oggi Fini, Casini e Montezemolo non sono insieme sullo stesso palco. Tra i tre è già in atto una "contrattazione", per definire gli spazi (anche nelle liste) di ciascuno nel nuovo movimento civico. Peggiorano le cose i difficili rapporti tra Montezemolo e Casini, in discesa dopo gli attacchi di Italia Futura alla convention di Chianciano ed il risentimento esibito in diversi incontri privati dal numero uno della Ferrari per la presenza lì di Emma Marcegaglia. "Esiste un problema di credibilità" per l'Udc - dice anche oggi nella sua intervista Montezemolo - "non credo basti un Udc 2.0, un remake dello stesso film, servono invece contenuti, idee, rinnovamento vero della classe dirigente". "Se qualcuno pensa che una lista per l'Italia possa essere pensata essenzialmente come un'operazione di plastica facciale di Futuro e Libertà e dell'Udc, è fuori strada", ribatte piccato Casini. Fini e Casini a Montezemolo fanno capire di avere pieno titolo a gestire il rinnovamento, dopo aver contribuito alla fine del governo Berlusconi. "Bene Montezemolo, fa da megafono ad un sentimento diffuso - punzecchia Fini da Arezzo - ma l'Italia non è solo quella di Montezemolo e della Marcegaglia. E comunque rinnovare i partiti non vuol dire rottamarli". E Casini: "Montezemolo? Sono cosi d'accordo con lui che avevo già detto le stesse cose qualche mese prima. Da mesi io e Gianfranco diciamo che non si può fare a meno di Monti, che chi lo chiede è fuori di senno". Ma intanto tutti e tre oggi dicono chiaro che se vince la Lista Italia al governo resterà Monti e che bisogna lavorare nello spazio "tra il Pdl ed il Pd". E, per dirla con Fini "é davvero una felice coincidenza".
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