

























Ben riuscita e molto apprezzata la matinée domenicale al Cinestar di Lugano per celebrare il fascino di Parigi e divertirsi intelligentemente con l'ultimo, raffinato film scritto e diretto da Woody Allen. Il Corriere del Ticino aveva lanciato un grande concorso con in palio 80 inviti per la proiezione speciale, domenica 4 dicembre, di Midnight in Paris, cinque CD con le musiche di film di Woody Allen e un ghiotto buono viaggio per un weekend valido per due persone a Parigi, offerto da Kuoni. Massiccia la partecipazione all'iniziativa e il viaggio è stato vinto da Pietro Ribattezzato di Morbio Inferiore. Insieme al nostro giornale, il concorso era organizzato dal distributore svizzero Frenetic Films, dal Cinestar, da Kuoni e da RSI - Rete Uno che a sua volta ha estratto, durante la trasmissione speciale Le Matinée di Rete Uno, un buono viaggio a Parigi offerto dall'operatore turistico e andato a Dorella Russo di Bellinzona. Dopo aver aperto, fuori concorso, l'ultimo Festival di Cannes, Midnight in Paris ha ottenuto ottimi riscontri di critica e di pubblico. Da venerdì scorso è programmato nelle sale ticinesi.
A 76 anni e rispettando l'invidiabile media di far uscire un nuovo film ogni anno, Woody Allen qui approda ad una delle migliori opere della sua intera filmografia. Per inventiva, freschezza, leggerezza e profondità insieme. È una fiaba moderna che va alla ricerca dei miti letterari e analizza l'eterno fascino esercitato dalla cultura del vecchio continente sugli statunitensi. Ma è anche un viaggio interiore nelle insoddisfazioni dell'essere umano, convinto che l'età dell'oro appartenga sempre ad un'altra epoca e non a quella in cui vive. Alla lettera una fiaba perché, allo scoccare della mezzanotte, Gil – sceneggiatore di Hollywood impegnato a scrivere il suo primo, vero romanzo e in vacanza a Parigi con la pragmatica fidanzata e i futuri suoceri – viene caricato da un'auto d'epoca e si ritrova alle feste della generazione perduta degli americani a Parigi negli anni '20. Incontra Zelda e Francis Scott Fitzgerard, mentre Cole Porter suona al pianoforte ed un macho Hemingway sproloquia di buona letteratura. Gil è l'alter ego dello stesso Allen, che da quando non interpreta più i suoi film, si affida ad un attore più giovane. Questa volta ha scelto Owen Wilson, capace di rendere alla perfezione i dubbi, le indecisioni del regista di Manhattan. Di giorno Gil gira con la fidanzata, gli invadenti futuri suoceri di fede repubblicana e una coppia di amici che più turisti americani boriosi non si può; di notte beve champagne con i suoi miti, riceve incoraggiamenti sul suo libro addirittura da Gertrud Stein, conosce Picasso e incontra al bar i surrealisti Dalì, Man Ray e Buñuel (al quale suggerisce anche la trama per un film: Il fascino discreto della borghesia, ispirandosi ai genitori della fidanzata). Parigi ha stregato Gil, o meglio, a rapirlo è la nostalgia di un milieu artistico favoleggiato. Nelle sue mentali scorribande notturne s'innamora di Adriana, deliziosa groupie ante litteram che è stata amante di Modigliani e di Picasso prima di partire con Hemingway per un viaggio sulle nevi del Kilimangiaro. Anche Adriana vorrebbe vivere non nel proprio presente anni '20 ma tornare indietro alla Belle Epoque di Toulouse Lautrec e Gauguin. Perciò trascina Gil in quest'altro universo fatto di ballerine di can-can e dei tavoli di Maxim's. Ed è proprio il desiderio di fuga di Adriana ad aprire gli occhi a Gil, ora cosciente che la propria realizzazione va cercata nel mondo reale. Così molla la fidanzata, capendo di non esserne innamorato, e si trova una nuova ragazza, conosciuta al mercato delle pulci, che con lui condivide la passione per la musica di Cole Porter.
Midnight in Paris è un atto d'amore per le atmosfere parigine, per l'idea di “festa mobile” che ogni americano colto cerca nella Ville Lumière, descritta da Allen in apertura del film con una sventagliata di cartoline in movimento dove tutti gli scorci più noti si offrono allo spettatore in una carrellata che sfuma dal pieno sole alla pioggia e di nuovo al sereno.
Ma non c'è solo tutto questo, perché non mancano la leggerezza di tocco delle regie alleniane e le gag che punteggiano un dialogo fittissimo. Ambientazioni perfette e attori in stato di grazia. Da un onnipresente, simpatico, ironico Owen Wilson a Marion Cotillard (Adriana), Kate Bates (virile e insieme materna Gertrud Stein), Adrien Brody (Dalì) e la première dame Carla Bruni, nel ruolo di una guida turistica. Per citarne solo alcuni. Piccolo miracolo in più, Midnight in Paris ha avuto successo di pubblico anche negli Stati Uniti, dove Allen è considerato un regista troppo europeo per interessare il box office. Ma questa volta, evidentemente, gli americani si sono riconosciuti.
Marisa Marzelli