













Successo dell'iniziativa del Corriere del Ticino, che giovedì sera ha offerto a Mendrisio, insieme ad altri partner (Pathé, Multisala Teatro Mendrisio, RSI Rete Due), l'anteprima nazionale del film The Iron Lady. La pellicola vede nel ruolo dell'ex primo ministro britannico Margaret Thatcher la strepitosamente mimetica (come al solito) Meryl Streep, ancora una volta candidata all'Oscar per l'interpretazione. Il nostro giornale ha offerto 60 biglietti per assistere all'anteprima, introdotta dal responsabile degli spettacoli del CdT Antonio Mariotti e dal commentatore politico Gerardo Morina, che all'inizio del Governo Thatcher era corrispondente in Inghilterra. Una presentazione di notevole interesse perché è stato ricordato brillantemente il clima politico e sociale della Gran Bretagna ai tempi in cui Margaret Thatcher, sinora unica donna ad assumere tale carica nel Paese, divenne primo ministro. "The Iron Lady" da ieri è in programmazione nelle sale del Cantone.
Realizzare la biografia di un personaggio che ha segnato la storia politica internazionale del proprio tempo e che è ancora in vita non è mai un'impresa facile. Ci prova ora la regista Phyllida Lloyd che, sempre con Meryl Streep protagonista, aveva girato il musical di grande successo "Mamma mia!", ma aveva dedicato anche un film tv ad un altro ingombrantissimo personaggio storico femminile: la regina Elisabetta prima. "The Iron Lady" non è un tradizionale biopic, è piuttosto il tentativo di inquadrare la personalità controversa della Thatcher indagandone il privato. La sceneggiatura di Abi Morgan (il pool di donne: regista, sceneggiatrice, interprete scava con sensibilità negli aspetti più psicologici, segreti di un carattere complesso e sfumato) è costruita non realisticamente. Margaret Thatcher, oggi anziana e malata di demenza senile, viene presentata come una donna sola, non sempre presente a se stessa, spesso persa nei ricordi, che vaneggiando di dialogare con il marito morto da anni rievoca episodi di diversi momenti della propria vita. È impegnata a cercare di far ordine nella mente confusa così come si è decisa, con dolore e difficoltà, a liberare gli armadi proprio dai vestiti del coniuge defunto. La memoria, le divagazioni del pensiero senile, la famiglia, la gioventù, l'impegno politico, episodi cruciali di vita pubblica fanno da filo conduttore della ricostruzione di una vita straordinaria. Ma "The Iron Lady" è volutamente un film apolitico, che non prende una posizione militante. Oggi sullo scacchiere politico europeo si staglia un'altra icona femminile, la tedesca Angela Merkel, in parte accostabile alla Lady Ferro: entrambe chiamate a reggere il potere in periodi di crisi, determinate e intransigenti leader di un mondo politico al maschile, provenienti da ambienti non privilegiati (se la Thatcher era figlia di un droghiere, la Merkel viene dalla Germania dell'Est).
L'approccio scelto da "The Iron Lady" come chiave per interpretare la figura della Thatcher è eccentrico rispetto a una biografia tradizionale ma la formula non è una novità. Basti ricordare “The Queen” di Stephen Frears (2006) con una splendida Hellen Mirren (a proposito, in "The Iron Lady" la figura di Elisabetta seconda non compare mai e pare che tra la regina e il suo primo ministro non corresse un particolare feeling) e a tratti il quattro volte premio Oscar 2011 "Il discorso del re" (soprattutto quando in "The Iron Lady" Meryl Streep impara a curare nei dettagli la sua immagine pubblica: come vestirsi, come parlare, il tono di voce ecc.). Ma la struttura del film e il suo modo di affrontare il racconto appare soprattutto speculare alla costruzione di "J. Edgar" di Clint Eastwood, pure sui nostri schermi in questi giorni.
La formula narrativa, l'evidente libera interpretazione artistica che si discosta dal resoconto documentaristico non hanno però tenuto "The Iron Lady" al riparo da critiche e contestazioni. Soprattutto in Gran Bretagna e provenienti da due fronti opposti. Il film non è piaciuto agli estimatori della Thatcher, che gli rimproverano di aver calcato la mano sul declino mentale di un personaggio ancora vivente. E non è piaciuto ai detrattori della Lady di ferro, che lo accusano di aver voluto addolcire e umanizzare i tratti di un politico ritenuto responsabile ai suoi tempi di disoccupazione, povertà, smantellamento dello stato sociale e altre nefandezze. Una cosa è certa, "The Iron Lady" si astiene da un giudizio storico sul "regno", durato tre mandati governativi, dell'unica inquilina donna di Downing Street.
Marisa Marzelli