

Ci sono relazioni che meritano di essere raccontate. Di non restare confinate a una corrispondenza privata. Storie che meritano di essere condivise, per quello che – forse – hanno da insegnare ad altre persone. Sei anni insieme non possono essere sigillati dal silenzio, per eccesso di pudore. Devo parlare di te. Di noi.
Un viaggio tra amici, nel caldo di un Capodanno australe, sulla costa del Brasile. Non osavo avvicinarmi. Ero intimorito, e sapevo che – una volta fatto il primo passo verso di te – non sarei riuscito a mantenere il controllo. Poi, esausto, mi sono lasciato tentare. Ricordo che eravamo in un piccolo centro commerciale. Ho ceduto.
Per tutto il 2006 il nostro rapporto ha continuato a crescere. Sempre più spesso insieme. Fuori a cena due volte a settimana, la sera davanti al computer a ridere e fare acquisti; le magliette di Philosophyfootball.com, le prime aste online. Il brivido di trovare, nelle pieghe della rete, i piccoli oggetti che sognavo fin da quando ero bambino. Abbiamo scaricato musica e giochi per la Playstation, mi hai aiutato a procurarmi libri rari e preziosi, come le serie fotografiche di Edward Burtynsky e Richard Misrach. Già entro la fine di quell'anno sentivo di avere superato il limite. Ma eri più forte di me. Lo sei sempre stata. Lasciarti non mi sembrava possibile.
A ogni passo mosso verso la liberazione corrispondeva, pronta, una ricaduta. Sei troppo seducente, e basta uno sguardo a te per farmi sentire onnipotente. Ricordo un weekend a Milano, la prima cena al Joia – ero così euforico e ubriaco che ho lasciato 50 euro di mancia al cameriere – e la mattina dopo in albergo, col terrore di non avere abbastanza disponibilità sul conto per pagare la camera. Era andata bene. Alla fine, in qualche modo, è sempre andata bene.
Sono stati anni pieni di nuovi piaceri – poche volte necessari – e scelte totalmente idiote. Ma mi sei stata vicina in così tanti momenti speciali che non sarebbe leale recriminare. Abbiamo festeggiato insieme i miei ultimi esami a Pavia, comperando vino dolce e regali per tutti; eri con me quando ho trovato su Ebay la collezione dei fumetti di Akim, che sognavo di completare fin da quando raccoglievo le vecchie edizioni alla spicciolata, da piccolo, all'edicola di Cevio. È stato bello, ma sapevamo fin dall'inizio che fra noi non avrebbe potuto durare all'infinito. Mi hai fatto vivere per troppo tempo al di sopra delle mie possibilità, e lasciarci è diventato necessario, prima che le cicatrici si facessero tanto profonde da non potere essere medicate.
E allora eccomi qua, un anno dopo il primo tentativo di staccarmi da te. Ti avevo messa in un cassetto, avevo cercato di dimenticare il tuo numero, ma ancora una volta mi avevi sedotto. Ancora un viaggio. Ancora una grande serata. Enoteca Pinchiorri, Firenze: la nostra cena più bella. In un istante, il legame che avevo azzerato è ripartito a mille, portandomi in poche settimane – ancora una volta – oltre il limite. Ma quel limite, per fortuna, lo avevo abbassato – ed è solo per quel momento di lucidità che oggi posso permettermi il distacco definitivo.
Ci siamo visti l'ultima volta quasi per caso, alla stazione di benzina. Il pieno e via, una cosa insignificante se penso alle avventure che abbiamo vissuto insieme. Entrambi sapevamo che sarebbe stato l'ultimo incontro. Che era finita. Lo sentivamo entrambi, come oggi sento che non mi porterai rancore, mentre sono qui seduto in ufficio, con in mano la forbice che ti ha appena spezzata a metà. Sei stata la prima e sarai l'ultima: addio e grazie per questi 6 anni, cara carta di credito.