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La memoria corta degli "svitaliani"

Le provocazioni dello svizzero di origini emiliane Massimo Rocchi sui secondos

 
26
maggio
2012
05:35
Carlo Silini

"Trovo che la comunità dei 40-50enni italiani che sono diventati imprenditori e stanno molto bene dovrebbe chiedersi se nei loro ristoranti e nelle loro aziende ci sia un ricordo del dolore che i propri genitori avevano vissuto quando sono arrivati in Svizzera. Mi chiedo se un’esperienza dura ha creato dei datori di lavoro migliori». Ad affermarlo è uno svizzero di origini italiane, anzi uno "svitaliano" - come si definisce egli stesso, tra i più famosi del nostro Paese, l'attore comico Massimo Rocchi. Con lui cerchiamo di tratteggiare le caratteristiche della comunità etnica più importante del nostro Paese, assurta agli onori della cronaca grazie ai successi dell’allenatore del Chelsea Roberto Di Matteo, che sabato scorso ha sollevato il più prestigioso trofeo calcistico europeo. Un’impresa che ha il sapore del riscatto per molti italiani che vivono in Svizzera. Certo, sono lontani i tempi nei quali gli emigranti della Penisola arrivavano a Zurigo coi crampi allo stomaco e le valigie di cartone fra le mani. Oggi gli italiani che vivono nel nostro Paese sono talmente bene integrati da potersi permettere, volendo, di discriminare i “nuovi” stranieri che vengono a cercar fortuna tra Chiasso e Basilea. Massimo Rocchi può parlarne a doppio titolo: perché è uno di loro e perché e ha fatto della sua identità ripartita tra Italia e Svizzera il motore stesso della sua verve creativa.

 Una cronistoria della presenza degli italiani in Svizzera.

 Il sito di Massimo Rocchi.

 La presenza delle comunità straniere in Svizzera in un servizio del Dizionario storico della Svizzera.

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