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Behrami: "Leader di una squadra che mi ascolta"

Il ticinese a ruota libera: l'azione di domenica, la Francia, il rapporto con la Svizzera

 
18
giugno
2014
06:00
Marcello Pelizzari

PORTO SEGURO - L'appuntamento con i giocatori è sulla spiaggia, a mezzogiorno. Tifosi e curiosi strappano una foto ricordo fra un drink e l'altro. Alle loro spalle l'Oceano, che dopo qualche giorno di pioggia ha ripreso la sua colorazione turchese. Roba da togliere il fiato. Valon Behrami è l'eroe del momento. Tutti lo cercano, tutti lo vogliono. Il ticinese scalpita, come quei cavalli imbizzarriti: «Non vedo l'ora di tornare in campo». È fatto così, anche i suoi tatuaggi raccontano di un ragazzo dal carattere marcato, determinato, indomabile: i disegni lungo le braccia parlano di affetto e tenacia, gentilezza e forza bruta. Poi c'è il sorriso, con l'espressione del volto che da seria diventa rilassata. È il sorriso della Svizzera, che ha battuto l'Ecuador e ora guarda con fiducia al prossimo impegno Mondiale, venerdì contro la Francia.
«Vincere la partita d'esordio era cruciale» racconta Valon, ventinove anni. «Il primo match è sempre il più complicato a livello di approccio. Abbiamo fatto il pieno di energia».
Venerdì, contro i francesi, cosa servirà per vincere?
«Sarà fondamentale il nostro atteggiamento difensivo, la Francia ha individualità più forti, gente che può cambiare il corso di una partita con una semplice giocata. Dovremo perdere meno palloni, contro l'Ecuador siamo stati imprecisi».
È il tipo di partita che predilige la Svizzera, tutta difesa e contropiede?
«Sarà una partita diversa, sì. Domenica, pur sbagliando tanto e trovando pochi spazi, abbiamo sempre tenuto il pallino del gioco, eravamo noi quelli propositivi mentre l'Ecuador ci aspettava. La Francia invece ci obbligherà a rimanere di più nella nostra metà campo, ad essere molto più attendisti. Ma non contano i metri, se e quanto staremo indietro, conteranno l'approccio e la solidità difensiva. Dovremo giocare di squadra, se puntassimo sull'uno contro uno saremmo morti. La difesa sarà la priorità, poi davanti cercheremo di far valere le nostre qualità. Siamo bravi anche noi».
Facciamo un passo indietro: a distanza di qualche giorno, cosa resta dell'azione capolavoro che ha dato avvio al gol vittoria nel match di Brasilia?
«Pura adrenalina, una botta pazzesca al nostro morale. È stato bello rivederla alla televisione, ero orgoglioso. Ho visto anche le reazioni a casa, le piazze piene, la gioia dei tifosi, è un'emozione che ci porteremo dentro a lungo: nei momenti di difficoltà qui in Brasile, ripercorreremo quell'azione».
Sbagliando intervento, Behrami avrebbe provocato un rigore: sarebbe stato un altro Mondiale rovinato, ci ha pensato?
«Sì, ci ho pensato. Sia durante la mia scivolata sia dopo, a mente fredda, mentre stavamo volando verso Porto Seguro. Ho effettuato il tackle troppo presto, sono andato per terra in anticipo rispetto alle mie intenzioni. In quell'istante, mi sono detto: bravo Valon, ne hai combinata un'altra delle tue. Fortunatamente ho le gambe lunghe e sono riuscito ad arrivare sul pallone».
L'altro momento chiave dell'azione è l'essersi rialzato dopo il fallo. Spirito guerriero, vero?
«Premessa: nell'ottanta percento dei casi, quando subiamo un fallo noi calciatori non ci facciamo nulla. Mi sono rialzato subito perché ho visto che gli ecuadoriani si erano fermati. E ho visto che davanti eravamo in superiorità numerica».
Come ha vissuto il gol di Seferovic?
«Mi sono lasciato cadere a terra. Rimanendoci. Ero sfinito, non avevo più forza. Poco dopo sono stato assalito dai miei compagni, mi hanno travolto con il loro entusiasmo. Non riuscivo a respirare, quasi. È stata un'emozione indescrivibile, fortissima: è il motivo per cui facciamo questo mestiere».

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