
LUGANO - Appena 40 minuti dopo essere sbarcato a Lugano, Patrice Bergeron è stato presentato dal Lugano: a Palazzo Mantegazza venerdì pomeriggio è stato accolto da telecamere, microfoni e fotografi. Stanco, un po' spaesato, il canadese dei Boston Bruins ha un sorriso per tutti e risponde cordialmente alle domande con quel suo inconfondibile francese dall’accento «québecois». Mancano poche ore al primo derby stagionale e lui ha una gran voglia di vederlo: è appena atterrato, ma già gli hanno parlato di questa partita speciale... "Facciamo in fretta, che Patrice il derby lo vuole giocare", scherza il ds bianconero Roland Habisreutinger, visibilmente soddisfatto di aver portato alla Resega un membro dell'esclusivo "Triple Gold Club", quel gruppo di giocatori (sono solo 25, lui è stato l'ultimo a entrarci) capaci di vincere Campionati del mondo, Giochi Olimpici e Stanley Cup.
Patrice Bergeron, perché ha scelto la Svizzera e perché Lugano in particolare?
"Beh, i colori della maglia hanno aiutato molto, visto che sono gli stessi dei Bruins. Scherzi a parte, ho parlato con alcuni giocatori che hanno vissuto esperienze molto positive in Svizzera e questo ha facilitato la mia decisione. Chris Bourque, ad esempio, che ha giocato proprio a Lugano (e che è il figlio di Ray, una leggenda dei Bruins, ndr.), mi ha parlato molto bene della società, di questa bella città e del campionato elvetico. Ma ho sentito anche Mike Mowers, Yannick Lehoux, Joe Thornton e naturalmente il mio amico e abituale compagno di linea a Boston, Tyler Seguin, che ora gioca a Bienne e che mi ha confessato di trovarsi a meraviglia in questa lega. So che qui si gioca un ottimo hockey, veloce, spettacolare, in un ambiente elettrizzante. Ho affrontato anche la Nazionale elvetica ai Mondiali e quindi so cosa mi aspetta. Sarà una bella sfida".
In che condizioni fisiche arriva a Lugano e cosa crede di poter dare alla sua nuova squadra?
"Fisicamente sto molto bene, è importante mantenersi sempre in forma anche quando si è lontano dal ghiaccio. Mi sono allenato come faccio ogni estate, non ho cambiato di una virgola la mia preparazione per colpa del "lockout’". Certo, non gioco una partita vera da ormai cinque mesi, dall’ultima gara di playoff contro i Washington Capitals. Avrò bisogno di un periodo di adattamento, per ritrovare le giuste sensazioni e per abituarmi alle piste più grandi che comunque ho già sperimentato ai Mondiali in Lettonia. Sono un attaccante ‘"two-ways’", uno che pensa anche a difendere. È inutile segnare un gol se poi, quando sei sul ghiaccio, la tua squadra ne subisce due. Questa è la mia visione dell'hockey ed è ciò che porto in dote a Lugano. Il mio obiettivo è sempre e solo uno: vincere ogni partita".
Per l'intervista completa a Bergeron vi rimandiamo al CdT di sabato.
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