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Quell'accordo segreto con i palestinesi

Dopo il dirottamento di un aereo svizzero nel 1970, il ministro Pierre Graber negoziò con i vertici dell’OLP

Keystone
I resti dell’aereo precipitato nel Canton Argovia nel 1970. Sei mesi dopo un altro aereo veniva dirottato.
 
21
gennaio
2016
05:05
Anna Fazioli

BERNA - Il biennio 1960-1970 rappresenta un punto nero nella storia elvetica: anche la Svizzera neutrale viene infatti confrontata con la violenza, l'irrazionalità e l'assenza di confini del terrorismo. Negli anni seguenti la Confederazione si doterà delle prime misure per combattere questo fenomeno, creando tra l'altro unità di polizia specializzate nell'antiterrorismo.

Il 18 febbraio 1969 alcuni terroristi palestinesi sparano contro un velivolo della compagnia israeliana El-Al all'aeroporto di Kloten, uccidendo il pilota. Un terrorista muore, gli altri tre verranno condannati a 12 anni di prigione. Il 21 febbraio 1970 un aereo Swissair si schianta a Würenlingen, nel Canton Argovia, dopo lo scoppio di una bomba nella stiva: 47 persone perdono la vita. Il 6 settembre 1970 un altro aereo della compagnia elvetica viene dirottato nel deserto giordano, nell'intento di far pressione affinché i prigionieri del primo attentato fossero liberati. Le 157 persone a bordo restano illese, ma i terroristi faranno saltare in aria l'aereo svizzero assieme ad altri due velivoli dirottati, uno inglese e uno americano.

Un libro del giornalista della «NZZ» Marcel Gyr («Schweizer Terrorjahre. Das geheime Abkommen mit der PLO») ritraccia questi avvenimenti rivelando un tassello finora sconosciuto: trattative dietro alle quinte, che se all'epoca fossero venute alla luce avrebbero avuto gravi conseguenze; inoltre ci sarebbe un legame tra questi negoziati e il fatto che il dramma di Würenlingen sia rimasto senza colpevoli.

Dopo il dirottamento dell'aereo, racconta Gyr in un articolo apparso ieri nella NZZ, il Consiglio federale in corpore tenne diverse riunioni di crisi, a volte anche in piena notte. C'è una sola persona che può ancora testimoniare di quegli incontri: Walter Buser, oggi 90.enne e a quei tempi vicecancelliere. Di recente i protocolli delle sedute sono stati inseriti nell'archivio dei documenti diplomatici svizzeri (dodis.ch). Tuttavia né Buser né i protocolli possono raccontare quel che avvenne nell'ombra.

L'allora consigliere federale Pierre Graber, socialista di Losanna, incontrò in gran segreto Farouk Kaddoumi, braccio destro di Yasir Arafat ai vertici dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP). Non ne fece parola con i colleghi ministri e men che meno con gli altri Paesi con cui la Svizzera si era unita per fronteggiare i terroristi, ovvero Gran Bretagna, Stati Uniti e Germania. L'incontro tra Graber, che aveva 62 anni ed era in carica da pochi mesi, e Kaddoumi fu reso possibile da Jean Ziegler: sociologo e consigliere nazionale socialista, aveva sposato un'egiziana e nel suo salotto ginevrino incontrava diversi diplomatici palestinesi.

I colloqui si tennero in una camera d'albergo a Ginevra. Oltre a Graber e Kaddoumi (oggi 85.enne, ha confermato l'accaduto) vi parteciparono il procuratore federale Hans Walder, il capo dei servizi segreti André Amstein e un rappresentante della giustizia ginevrina. Venne raggiunto un accordo: l'OLP promise che i vari gruppi militanti non avrebbero più rivolto le proprie azioni contro obiettivi svizzeri; in cambio ottennero l'appoggio elvetico sulla scena diplomatica internazionale.

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