

LUGANO - «Dal 2002 ad oggi il mercato del lavoro si è aperto al mondo. Per la nostra realtà si è aperto soprattutto verso l’Italia e contro la stessa Italia. Oggi abbiamo la facoltà di attingere a un mercato molto ampio, basti pensare alla sola Lombardia; ll rovescio della medaglia ci vede come terra di conquista da parte del nostro concorrente. Il fatto di avere la stessa lingua e cultura latina, ha agevolato la presa d’assalto della realtà economica cantonale. Piccola, ma decisamente appetibile per chi opera oltre frontiera». Anche il settore dei marmi e delle piastrelle risente della concorrenza esterna e a dieci anni dall'introduzione degli accordi bilaterali l'imprenditore luganese Andrea Gehri fa il punto della situazione. Un'analisi che in parte contiene anche una denuncia. "Per gli stranieri che operano nel nostro ramo il Ticino è una sorta di gallina dalle uova d'oro. Quando vengono in Ticino se ne infischiano delle regole e del disciplinamento del mercato». Ma il problema, dice, non è solo ticinese.
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