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Bagnai: "L'Eurozona ostaggio della moneta"

Intervistato da Marcello Foa, ha sottolineato i problemi di scarsa democrazia e rigidità finanziaria

 
Alberto Bagnai e Marcello Foa. (foto Crinari)
 
17
ottobre
2014
22:05
Gian Luigi Trucco

«Senza la moneta comune Eurolandia godrebbe di maggior benessere e di maggior democrazia». Questa la tesi di Alberto Bagnai, docente di politica economica all'Università di Chieti-Pescara, ricercatore presso l'Università di Rouen (Francia) e membro di vari enti di ricerca economica, intervenuto in occasione dell'assemblea della Camera di commercio a Lugano. Bagnai, intervistato da Marcello Foa, direttore generale di Timedia ed amministratore delegato del Corriere del Ticino, deve la sua fama soprattutto ad un visitato blog e al volume «Il tramonto dell'euro», che sarà seguito dalla nuova pubblicazione «L'Italia può farcela» presto in libreria. Bagnai ha sviluppato temi su cui, come ha affermato Foa «la percezione è spesso un po' falsata».

Infatti per Bagnai si è creato un consenso univoco definito, con un gioco di parole, «luogo-comunista», fatto di messaggi semplificati ed acritici, alla cui diffusione concorrono ampiamente anche gli organi di informazione. Se la maggior parte degli economisti e dei politici è filoeuropea, per Bagnai Europa unita ed euro sono due cose molto diverse fra loro, e il secondo frena la realizzazione della prima, in quanto i vincoli monetari posti sono di ostacolo sia a livello economico che politico. Bagnai ha ricordato l'evoluzione dello spread dei titoli pubblici italiani contro quelli tedeschi: in realtà non sono state l'uscita di scena di Berlusconi o le riforme attuate da Monti e dai Governi successivi a farlo scendere, ma la fatidica affermazione di Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, di «essere pronto a far tutto il necessario in favore dell'euro».

Per Bagnai la BCE, un organo tecnico non eletto, ha poi imposto riforme e «dettato compiti». Ma il caso italiano è piu' diffuso, in quanto l'Unione si fonderebbe «su di uno status di bene superiore indefinito guidato da élite burocratizzate e non democratiche». Foa ha posto poi la questione della crisi attuale e dei modi per uscirne. Secondo Bagnai la «retorica dell'euro forte ha richiesto, vista l'impossibilità di svalutare, di indebolire il costo del lavoro, comprimendo i salari». In un momento di domanda internazionale già debole la crisi della domanda interna ha avuto effetti devastanti, ed oggi l'Eurozona è l'unica area mondiale che non riesce a riprendersi.

Una situazione creatasi in modo improvedibile? In realtà quella dell'euro «è una catastrofe annunciata» secondo Bagnai, e molti economisti, così come politici controcorrente, avevano puntualmente indicato il percorso pericoloso e le sue conseguenze. «Non c'è quindi da stupirsi che la moneta comune non abbia portato il benessere sperato». Può essere l'unione politica una soluzione, seppur a medio-lungo termine? Per Bagnai l'unione politica è irrealizzabile ed il paragone spesso citato con gli Stati Uniti d'America, Paese omogeneo da secoli, non è pertinente. A dividere l'Europa non sono soltanto questioni economiche, fiscali, normative e finanziarie, ma soprattutto diversità culturali e retaggi storici, che oggi affiorano in modo ancor più accentuato. Inoltre la redistribuzione, cioè «la compensazione diretta o indiretta delle divergenze createsi» non è accettata da alcuni partner, Germania in testa. Peraltro, secondo Bagnai, «lo sviluppo dell'economia tedesca, pur considerando la qualità dei suoi prodotti, è stato drogata dalla finanza e favorito dal debito altrui». Accettare oggi la redistribuzione «genererebbe reazioni politiche devastanti, anche perché le élite tedesche sono abituate a non assumersi la responsabilità dei loro errori, come la storia indica».

 

Edizione del 1 luglio 2016
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