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La luganese Sabine Cattaneo premiata a Londra

La fotografa ha vinto nella categoria "Professionisti: concettuale" agli importanti Sony World Photography Awards - È la seconda ticinese premiata in questo concorso

Sabine Cattaneo
Uno degli scatti della serie "Art. 115".
 
21
aprile
2017
19:45
StF

LONDRA - Non una, ma due fotografe ticinesi hanno ricevuto un prestigioso riconoscimento nell'ambito dei Sony World Photography Awards. E se Alessandra Meniconzi già sapeva di aver vinto dallo scorso 28 marzo (nella categoria "Open: animali selvatici", vedi suggeriti), Sabine Cattaneo, di Lugano, lo ha scoperto alla cerimonia di premiazione ieri sera, giovedì, a Londra.

Cattaneo è risultata la migliore nella categoria "Professionisti: concettuale", grazie a una serie di scatti dedicati al tema del suicidio assistito in Svizzera; scatti a cui la fotografa ha unito le parole per esprimere quello che voleva (l'intera serie, "Art. 115", si può vedere e leggere qui). Cattaneo ha commentato così il premio su Facebook: "Ragazzi, non so come dirvelo (perché sto ancora cercando di capirlo io stessa), ma in qualche modo è successo questo". Ad accompagnare il messaggio, una foto del premio da lei ottenuto.

Raggiunta telefonicamente, Cattaneo ha spiegato la genesi del progetto: "Stavo finendo gli studi in Francia e mi serviva un argomento per la tesi. Nello stesso periodo sui giornali francesi si è parlato molto del caso di un uomo intubato in seguito a un incidente che la famiglia voleva tenere in vita, ma la cui moglie affermava che avrebbe voluto morire se si fosse trovato in quella esatta situazione. Gli articoli confondevano suicidio assistito ed eutanasia e da un giornale all'altro, quando spiegavano la situazione legale svizzera per un paragone, lo facevano contraddicendosi a vicenda, in una sorta di disinformazione volontaria. Il tutto è quindi partito per un desiderio d'informazione mia, che si è poi tradotto infine in questo lavoro, dopo averne parlato con la commissione esaminatrice che mi ha spinto in questa direzione, mentre il mio progetto originale era un altro. Sulle prime non ero molto contenta, ma la scelta ha pagato [ride]".

Cosa volevi trasmettere?

"Le foto sono rappresentazioni simboliche di ciò che potrebbe essere successo, cercando di avvicinarsi il più possibile alla condizione iniziale. Ho provato a prendere contatto con le varie associazioni, ma avere gli accessi è stato impossibile. Lo scatto del furgone, ad esempio, è nato in seguito alla lettura di due articoli in tedesco che parlavano di queste due persone che si sono fatte morire in un furgone. Con uno dei due articoli c'era una foto, un po' storta, non bella ma illustrativa. Ho cercato dei riferimenti su Google Maps fino a trovare un luogo più simile possibile a quello della foto e ho scattato. L'idea era di rendere le scene simbolicamente e di cercare di essere universale: quel suicidio assistito è accaduto nel 2006, ma potrebbe essere tranquillamente successo nel 2010, o fra due anni".

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