Premiata Bulle Ogier, signora del cinema

A Locarno anche il regista canadese Philippe Falardeau - Abbiamo intervistato entrambi - GUARDA LE FOTO

Premiata Bulle Ogier, signora del cinema
Bulle Ogier in Piazza Grande per il Festival del film di Locarno (foto Maffi)

Premiata Bulle Ogier, signora del cinema

Bulle Ogier in Piazza Grande per il Festival del film di Locarno (foto Maffi)

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Bulle Ogier in Piazza Grande per il Festival del film di Locarno (foto Maffi)

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Bulle Ogier in Piazza Grande per il Festival del film di Locarno (foto Maffi)

Premiata Bulle Ogier, signora del cinema
Bulle Ogier in Piazza Grande per il Festival del film di Locarno (foto Maffi)

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Bulle Ogier in Piazza Grande per il Festival del film di Locarno (foto Maffi)

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Bulle Ogier in Piazza Grande per il Festival del film di Locarno (foto Maffi)

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Bulle Ogier in Piazza Grande per il Festival del film di Locarno (foto Maffi)

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Bulle Ogier in Piazza Grande per il Festival del film di Locarno (foto Maffi)

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Bulle Ogier in Piazza Grande per il Festival del film di Locarno (foto Maffi)

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Bulle Ogier in Piazza Grande per il Festival del film di Locarno (foto Maffi)

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Bulle Ogier in Piazza Grande per il Festival del film di Locarno (foto Maffi)

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Il regista canadese Philippe Falardeau a Locarno (foto Maffi)

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Il regista canadese Philippe Falardeau a Locarno (foto Maffi)

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Il regista canadese Philippe Falardeau a Locarno (foto Maffi)

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Il regista canadese Philippe Falardeau a Locarno (foto Maffi)

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Il regista canadese Philippe Falardeau a Locarno (foto Maffi)

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Il regista canadese Philippe Falardeau a Locarno (foto Maffi)

LOCARNO - Pardo alla carriera ieri sera al Festival di Locarno, per una signora del cinema, Bulle Ogier, volto della Nouvelle Vague. «Ho cercato di incarnare e non interpretare il ruolo di donna libera», ha raccontato l'attrice francese nell'intervista che ci ha rilasciato. In Piazza Grande anche un gradito ritorno, quello del regista canadese Philippe Falardeau. Abbiamo parlato con lui della sua prima commedia Guibord s'en va-t-en guerre. Ieri in concorso anche l'unico titolo svizzero: Heimatland.

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Ogier: "Ero perfettamente consapevole di essere all'avanguardia"

Bulle Ogier, una delle grandi signore del cinema francese, ha ricevuto ieri sera in piazza il Premio alla carriera. Attrice feticcio di Jacques Rivette, moglie di Barbet Schroeder, interprete di molti film del movimento che, a partire dalla Nouvelle Vague, ha rivoluzionato il cinema europeo e non solo, la sua carriera non si è mai fermata. Era decollata nel 1971, con La Salamandre di Alain Tanner, il film-culto, diventato simbolo del rinnovamento del cinema svizzero. Lo si vedrà a Locarno mercoledì 12 e sabato 15. Bulle Ogier invece incontrerà il pubblico quest'oggi alle 13.30 allo Spazio Cinema. Lei lavora ancora nel teatro e nel cinema, ma gli anni Settanta hanno segnato il suo posto per sempre nella storia della storia della settima arte. Ripensando ai ruoli che lei ha interpretato, erano quelli di donne che rivendicavano il diritto di essere se stesse nella vita e sullo schermo.

Era consapevole di essere all'avanguardia?

«Certo: ero perfettamente consapevole di essere all'avanguardia. Questo significava anche essere ai margini, ma io mi sono sentita bene in quello spazio creativo. L'avanguardia però comporta anche degli aspetti orribili. Non è stato sempre facile».

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Falardeau: "I canadesi sono come gli svizzeri"

"Se c'è un Paese al mondo che può comprendere al meglio la specificità canadese è la Svizzera: ha una costituzione federale, una democrazia partecipativa e un sistema politico altrettanto complicato!". Esprime così la sua soddisfazione per essere di nuovo in piazza a Locarno Philippe Falardeau, questa volta con Guibord s'en va-t-en guerre, una commedia, la prima che gira. Anche se un'ironia eterea, quasi surreale aveva illuminato anche i suoi film precedenti, tutti premiati a vari livelli.

La cosa che mi è piaciuta di più del suo film è lo sguardo candido del coprotagonista haitiano, Souverain. È qualcosa che in generale le appartiene? Come ha lavorato sul tema?

«Il personaggio di Souverain mi è stato suggerito da un haitiano che è diventato sindaco in un piccolo paese nella regione dove abbiamo girato. Mi piace partire da un punto di vista esteriore e farlo mio, e ho già girato parecchi film sugli emigranti, data che ho viaggiato al lungo per la Tv canadese. Questo mi permette di esaminare la mia società attraverso lo sguardo di qualcuno che ha altri punti di riferimento, un'altra cultura: quello che siamo, visti dall'esterno. Souverain arriva con delle buoni intenzione, e con una purezza di visione su ciò che è la democrazia, ma a poco a poco si rende conto che non è quello che sembra. Anch'io quando studiavo scienze politiche all'università, avevo una concezione molto pura della democrazia, ma nel corso degli anni è subentrato il disincanto ed è un po' il processo che ho cercato di esprimere nel film».

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