Comportamento

Anche il cane
sa di non sapere

Anche il cane <br />sa di non sapere
Quando Fido cerca una soluzione, il suo potrebbe non essere soltanto istinto, ma interesse per l’apprendimento.

Anche il cane
sa di non sapere

Quando Fido cerca una soluzione, il suo potrebbe non essere soltanto istinto, ma interesse per l’apprendimento.

Quello sguardo, quel movimento della testa che si inclina, come a cercare di carpire un’informazione: il nostro cane quando fa così cerca di afferrare qualcosa e domanda a noi quale dato gli manchi. Non si tratta solo di un’esperienza comune dei padroni di alcuni quattro zampe, ma anche di una dote che forse loro condividono con noi. Capire di non avere sufficienti informazioni per comprendere e quindi rendersi conto di non sapere come risolvere un problema è una abilità che si colloca fra le capacità meta cognitive. Il «so di non sapere» – ovvero: me ne accorgo – di socratica memoria è, del resto, la premessa per apprendere, per conoscere ancora di più il mondo. È quello che ci spinge a cercare ancora. Certo, che il cane sia un curioso non è una novità. Ma i ricercatori sono andati più a fondo. Si è sempre pensato, infatti, che si trattasse una caratteristica soltanto umana, o al massimo di primati come le scimmie. Invece, secondo quanto emerso da uno studio del Max Plank Institute for the Science of Human History di Jena, si potrebbe ipotizzare che lo stesso talento appartenga anche ai nostri più fedeli amici.

Nell’esperimento, un premio – come un gioco, o del cibo – è stato posto dietro a uno soltanto di due paraventi. In alcuni casi era possibile per gli animali vedere al di là di quale delle barriere veniva sistemata la ricompensa, in altri no. In questa seconda situazione, tutti i «volontari» si sono adoperati per intravedere dalla fessura dove andasse a finire il regalo destinato a loro. Indice del fatto, secondo i ricercatori, che i quattro zampe coinvolti nell’esperimento fossero alla ricerca di quelle informazioni aggiuntive necessarie per raggiungere il loro scopo. Tuttavia si sa che istinto e abitudini hanno il loro peso nei comportamenti dei cani, seppur estremamente intelligenti. Per fugare questo dubbio, il team di scienziati ha perciò sollecitato l’«effetto passaporto», ovvero quella dinamica di particolare attenzione che scatta quando ci rendiamo conto dell’importanza di trovare qualcosa, come per esempio un documento essenziale. Lo stimolo è stato messo in atto attraverso una differenziazione delle ricompense. Ma il fatto di controllare più volte non ha messo i cani nelle condizioni di trovare un cibo migliore.

A tenere però la questione aperta è il fatto che gli animali hanno certamente sbirciato maggiormente dalla fessura quando dietro al paravento veniva riposto un alimento piuttosto che un giocattolo. Alcuni di loro, in particolare, hanno saputo indirizzare l’attenzione a cibi più succulenti rispetto ad altri. Se allora è ancora molto quello che rimane da dimostrare per poter affermare che i cani abbiano quella consapevolezza che porta anche noi ad apprendere di più, possiamo comunque essere certi che quando Fido cerca una soluzione per risolvere il suo problema, di fatto comincia la sua ricerca spinto da qualcosa che gli manca.

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