L’ambiente

Cambiamenti climatici
Tartarughe a rischio

Cambiamenti climatici <br />Tartarughe a rischio
La variazione delle temperature potrebbe mettere a repentaglio i meccanismi di regolazione delle nascite di questa specie

Cambiamenti climatici
Tartarughe a rischio

La variazione delle temperature potrebbe mettere a repentaglio i meccanismi di regolazione delle nascite di questa specie

Da sempre circolano leggende riguardo le possibili influenze ambientali sul sesso dei nascituri. Luna crescente o calante, calendario e temperatura sono tra i più citati, in questo senso. Peccato che, negli esseri umani, questo rapporto sia stato più volte smentito dalla comunità scientifica. Nelle tartarughe, al contrario, la temperatura dell’embrione è uno dei fattori cruciali nel determinare il sesso dei piccoli. Il caldo favorisce le femmine e il freddo i maschi. In condizioni naturali le madri posizionano il nido in maniera tale da mantenere equilibrato il rapporto tra i due sessi. Con il cambiamento climatico, tuttavia, il loro istinto potrebbe non essere più sufficiente. A dirlo è una ricerca dell’Accademia cinese di scienze e della Macquarie University australiana.

Per i rettili ovipari come le tartarughe, il sesso dell’embrione e la temperatura media all’esterno del nido (definita TSD, Temperature-dipendent sex determination) sono legati. Da millenni queste creature sono state in grado di posizionare le loro uova in maniera strategica, in modo da conservare il giusto rapporto tra maschi e femmine e – di conseguenza – preservare la propria specie. Gli stessi embrioni, come dimostrato ampiamente dalla ricerca cino-australiana, sono soliti muoversi nell’uovo in maniera «intelligente».

I ricercatori dell’Accademia Cinese delle scienze di Pechino e quelli della Macquarie University di Sidney hanno studiato, in particolare, una specie: la Mauremys reevesii d’acqua dolce, peraltro a rischio di estinzione. I loro embrioni si sono rivelati capaci di una straordinaria risposta adattiva alle variazioni climatiche locali: hanno infatti la tendenza a spostarsi verso la parte più calda dell’uovo se l’incubazione è avvenuta ad una temperatura fresca, e verso quella più fredda se è avvenuta con una temperatura più calda.

I ricercatori, tuttavia, ritengono che di fronte a cambiamenti climatici e meteorologi repentini, questa capacità adattiva potrebbe non essere più sufficiente. La soluzione? Una possibile risposta potrebbe essere l’utilizzo della capsazepina, un farmaco capace di alterare la termoregolazione delle tartarughe. Secondo lo studio cino-australiano, un intervento artificiale potrebbe essere indispensabile per permettere la conservazione di specie come queste.

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