Il risveglio

Cara zanzara
quanto ti odio

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Un Aedes albopictus, comunemente nota come zanzara tigre per via delle striature che la caratterizzano

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Un Aedes albopictus, comunemente nota come zanzara tigre per via delle striature che la caratterizzano

L’inverno particolarmente mite, unito alla massiccia presenza dell’insetto nella scorsa stagione estiva, ha permesso alle larve di zanzara di svilupparsi con anticipo e agli esemplari adulti quiescenti di riprendere già da metà aprile la loro vita attiva.
Se ben noto e molesto è il prurito causato dalla puntura della zanzara, sul fronte della trasmissione del coronavirus si può tirare un sospiro di sollievo.
È, infatti, la stessa Organizzazione Mondiale della sanità, OMS, ad elencare sul sito ufficiale una serie di false credenze e di informazioni errate legate alla pandemia e, tra queste, evidenzia che attualmente non vi è nessuna prova e nessuna evidenza che le zanzare possano trasmettere il virus.

Anche il Laboratorio di microbiologia applicata della SUPSI, tramite l’Antenna dedicata allo studio e alla lotta contro le zanzare ribadisce che le zanzare hanno sì la capacità di trasmettere alcuni tipi di virus, ma questo non significa che possano trasmetterli tutti. In particolare vengono trasmessi gli arbovirus, come la febbre gialla e la zika nelle zone di presenza endemica, ma il COVID-19 non è considerato un arbovirus.

In ogni caso continua la lotta alla sovrappopolazione che si espande anno dopo anno. Ma quante specie di zanzara esistono? Quali quelle più diffuse in Svizzera e in Ticino? Quali le strategie da mettere in atto per prevenire le punture e i rimedi per alleviare il prurito?

Le specie di zanzara in Ticino
La famiglia Culicidae comprende oltre 3.500 specie, ma non tutte pungono e in Svizzera ne sono presenti solamente una quarantina. Le due più conosciute sono la Aedes albopictus, la zanzara tigre originaria del sud-est asiatico presente in Ticino dal 2003 e ora riscontrata anche in diversi cantoni della Svizzera tedesca e francese, e l’autoctona Culex pipiens, la zanzara comune.
Il ciclo di vita delle varie specie di zanzare è simile e si suddivide nella fase larvale e nella fase adulta. Il pasto di sangue serve proprio a permettere alle femmine di portare il nutrimento necessario al completo sviluppo delle uova che verranno deposte un centinaio alla volta in acqua, dando vita alla larva che, nel giro di una settimana, diventerà un insetto adulto. Il rapido ciclo di riproduzione e il fatto che una singola femmina possa produrre e deporre diverse volte le uova nel corso della sua vita, rende molto difficoltosa la lotta alla sovrappopolazione di questo insetto.

Ciclo di vita e riproduzione della zanzara tigre
Ciclo di vita e riproduzione della zanzara tigre

Aedes albopictus: l’invasione di un insetto
La zanzara tigre è più piccola della zanzara comune e si riconosce per il corpo nero striato di bianco, da cui il nome caratteristico. Differentemente da questa, punge prevalentemente di giorno e in maniera ripetuta. Si sposta sfruttando i trasporti umani, infilandosi ad esempio nelle autovetture, mentre da sola non vola per più di 100-150 metri rispetto al luogo di colonizzazione. Per questo motivo è imperativo intervenire sui possibili luoghi di deposizione delle uova così da contenerne lo sviluppo.
La specie si è diffusa in tutta Europa a partire dagli anni ‘90, sfruttando il commercio internazionale dei copertoni.
In Ticino è attivo dal 2000 un sistema di sorveglianza, coordinato dal Gruppo cantonale di Lavoro Zanzare, che ha individuato l’insetto per la prima volta nel 2003. Da allora l’areale di diffusione si è ampliato di anno in anno fino a rendere la Aedes albopictus una presenza stabile nel cantone, tanto da soppiantare, in alcune zone, la zanzara comune.

Le misure di contenimento sul territorio
Eradicare la zanzara tigre dalla Svizzera non solo è impensabile, ma anche realisticamente impossibile. L’adattamento dell’insetto è troppo performante e i numeri raggiunti dalla popolazione sono impressionanti: basti pensare che, secondo un calcolo statistico, in condizioni ottimali a partire da una singola zanzara, nell’arco di due mesi si arriva ad una progenie che si aggira sui 70’000’000 esemplari.

In un intervista del 2019, Eleonora Flacio, responsabile del settore vettori del Laboratorio di microbiologia applicata della SUPSI, ha spiegato al CdT che, grazie all’aiuto dei privati cittadini è possibile migliorare la lotta contro l’insetto e attuare una serie di misure di contenimento. La dottoressa ha evidenziato come si noti «un coinvolgimento più marcato rispetto al passato, con gruppi di quartieri e diverse richieste di aggregarsi nel contenimento dell’insetto». Insomma, a causa della, o forse si potrebbe dire grazie alla, insofferenza che tutti provano verso le punture di zanzare, si è giunti a una coscienza collettiva che porta ad una maggiore attenzione al fenomeno e alla messa in atto delle misure necessarie a farvi fronte. In particolare è indispensabile privare la zanzare di tutti i possibili siti di riproduzione: togliere l’acqua stagnante nei sottovasi e quando possibile nei tombini, riempire con sabbia le fessure nei muri e utilizzare prodotti a base di Bacillus thuringiensis israelensis (BTI) per trattare i punti d’acqua ferma non eliminabili. Si possono anche segnalare i focolai di riproduzione e avere maggiori informazioni contattando direttamente il proprio comune o il Laboratorio di microbiologia applicata.

Difendersi dalle punture
Oltre alle generiche e indispensabili misure di contenimento, si possono adottare una serie di strategie per limitare l’esposizione alle zanzare e il conseguente rischio di puntura.
Ideale è vestirsi con abiti chiari e coprenti, spruzzati di repellente, e rinforzarne l’azione usando anche prodotti adatti all’applicazione direttamente sulla pelle. In casa si possono usare vaporizzatori elettrici e zanzariere alle finestre. Sui terrazzi possono essere utili le piante che emettono odori repellenti per gli insetti di queste specie come, ad esempio, la lavanda e il geranio. Tutte queste misure risultano più efficaci se la popolazione di zanzare è generalmente tenuta sotto controllo, poiché ad un aumentato numero di esemplari, aumenta la possibilità di venir punti nonostante le varie protezioni. Per questo motivo è imperativo attuare contemporaneamente le misure di contenimento.

Ma perché la puntura di zanzara prude?
Le zanzare sono attratte dall’anidride carbonica che emettiamo con il respiro. Riescono a percepirla fino a 30 metri di distanza.
Quando la zanzara femmina punge, inietta contemporaneamente una sostanza anticoagulante che le permette di succhiare il sangue evitando che lo stesso si coaguli. Sorprendentemente non è questa sostanza a creare prurito, ma la reazione del nostro stesso corpo che, stimolato dalla puntura, rilascia istamina. L’istamina è una difesa dell’organismo, ma è anche alla base dei fenomeni allergici e causa gonfiore, rossore e prurito.

Alcune curiosità
I tanto pubblicizzati repellenti ad ultrasuoni sono, nel caso delle zanzare, completamente inefficaci. Questi insetti, infatti, non sono in grado di percepirli e tanto meno ne vengono infastiditi.
I pipistrelli sono, per contro, degli ottimi alleati. Questi animali, fortemente minacciati in Svizzera e soggetti a studio e a misure di protezione da parte di Pro Natura e del Centro Protezione Chirotteri Ticino, sono dei divoratori di zanzare. Si stima, ad esempio, che un esemplare adulto di Vespertilio di Daubenton arrivi a ingurgitare fino a 1.500 insetti a notte, tra cui ovviamente molte zanzare notturne e crepuscolari.

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