Equitazione

Cavallo: una cultura
da proteggere

Cavallo: una cultura <br />da proteggere
Il cavallo è stato addomesticato 5.000 anni fa nelle steppe dell’Asia orientale e da allora è un elemento essenziale della cultura nomade e di quella stanziale.

Cavallo: una cultura
da proteggere

Il cavallo è stato addomesticato 5.000 anni fa nelle steppe dell’Asia orientale e da allora è un elemento essenziale della cultura nomade e di quella stanziale.

Nato circa 50 milioni di anni fa, il cavallo è stato addomesticato solo da 5.000 nelle steppe dell’Asia orientale da dove è giunto in Europa duemila anni dopo. Il ruolo fondamentale della sua evoluzione risiede nella costruzione e nella distruzione delle civiltà. È stato un elemento essenziale della cultura nomade e di quella stanziale, parte integrante delle guerre e partner insostituibile nell’ambito rurale, fino ad essere un efficace mezzo di trasporto in epoca antecedente alla rivoluzione industriale. Dopodiché, il suo destino lo ha visto impiegato nelle più disparate attività rurali agricole, in quelle sportive e nelle passeggiate in campagna. Queste ultime oggi dimostrano la sua presenza su un territorio che gli appartiene di diritto, ma è sempre meno vasto a causa dell’incipiente urbanizzazione. Una tendenza che però non ha intaccato la considerazione che l’uomo conserva nei suoi confronti anche in Svizzera dove, ad oggi, sono censiti circa 125.000 capi di genere equino.

«Senza il cavallo, l’uomo sarebbe ancora nelle caverne». A parlare è il giornalista e scrittore italiano Vittorio Feltri, profondo conoscitore, che con questa frase ci consegna tutto il mondo racchiuso nella relazione secolare che abbiamo instaurato con il cavallo. Esso continua ad esercitare il suo grande fascino sull’uomo, per eleganza, potenza, sensibilità e fedeltà che dimostra al suo proprietario, «sempre che ne abbia uno bravo a capirlo e a stare con lui senza mai alzare le mani», mette in guardia Feltri. Altrimenti? «Nobile d’animo e di fatto, il cavallo sopporta, non giudica ma non si dona completamente, in quel mondo di libertà d’anima che lo distingue e lo elegge a una superiorità “spirituale” che la nostra specie ancora può solo sognare per sé stessa».

Al di là di tutto, oggi il problema da affrontare sta nella maggiore considerazione che il nostro territorio gli deve. Secondo la presidente della Federazione ticinese sport equestri (FTSE) Ester Camponovo: «Purtroppo, l’urbanizzazione è sempre più d’impedimento per l’attività equestre sul territorio permeato dagli ostacoli creati dall’uomo, dal traffico, dell’asfalto e dai divieti di passaggio. Ciò si somma a quelli naturali già dettati dalla particolare conformazione territoriale del Cantone (corsi d’acqua e fondovalle stretti)». La sfida? «Preservare e tutelare il cavallo al di fuori dello sport, nelle passeggiate in natura che, di fatto, rappresentano la maggior parte dell’attività degli utenti della categoria equestre.»

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