Etologia

I lupi potrebbero
provare affetto per noi

I lupi potrebbero <br />provare affetto per noi
Alcuni ricercatori ungheresi hanno scoperto che gli esemplari cresciuti a contatto con gli essere umani ne sentono la mancanza.

I lupi potrebbero
provare affetto per noi

Alcuni ricercatori ungheresi hanno scoperto che gli esemplari cresciuti a contatto con gli essere umani ne sentono la mancanza.

La convivenza uomo-lupo è al centro di un costante dibattito, inasprito dal ricorrente fenomeno delle predazioni e dei relativi danni agli allevamenti. Questo si deve a molteplici fattori, tra i quali l’espansione numerica dei grandi predatori che fino agli anni Settanta erano a rischio, invece, di estinzione. Se il pericolo per l’uomo non sembra sussistere, è molto concreto e molto sentito quello relativo agli attacchi del bestiame. Secondo l’etologo Enrico Alleva, la difficile convivenza che caratterizza il rapporto attuale tra uomo e lupo è da ricercare nelle trasformazioni sociali che hanno determinato la fine della cultura contadina. Una cultura rurale in grado di gestire la fauna selvatica e di trasmettere questo sapere alle generazioni successive.

Facendo un passo indietro e guardando al processo di domesticazione dei cani, iniziato circa 15mila anni fa, si può notare come il rapporto tra uomini e lupi non abbia avuto sempre connotati aggressivi. Attratti dai resti di animali lasciati attorno agli accampamenti, i grandi predatori cominciarono a frequentare i villaggi dei nostri antenati e, con il tempo, a intrecciare relazioni sempre più forti con loro. L’evoluzione è nota e quelli che erano lupi sono poi diventati cani, i fedeli amici degli uomini per definizione, in grado di manifestare il proprio affetto e di soffrire l’assenza del padrone.

Alcuni ricercatori della Eötvös Loránd University in Ungheria si sono chiesti se questo tipo di attaccamento, tipico del rapporto uomo-cane, possa in qualche forma sussistere anche per il lupo. La risposta è affermativa, con le dovute precisazioni. Il team di ricerca ha confrontato le reazioni di nove cani e di undici lupi (cresciuti a contatto con l’uomo) di fronte a un abbandono. Lo studio, pubblicato su «Scientific Reports», ha previsto un esperimento durante il quale gli animali sono stati portati in un luogo non familiare, prima in compagnia del padrone, o dell’individuo conosciuto nel caso dei lupi, e poi lasciati con uno sconosciuto e, in un secondo momento, completamente soli. La reazione di entrambi i gruppi di animali è stata quella di uggiolare nella direzione dove si era diretto il padrone, mostrando pieno disinteresse per gli stimoli del luogo.

Gli studiosi hanno però registrato una piccola differenza comportamentale tra cani e lupi. I primi si sono dimostrati interessati alla passeggiata con lo sconosciuto, a prova della maggior predisposizione a instaurare relazioni con l’essere umano anche senza averlo mai visto prima; i secondi, invece, sono stati molto più freddi. Per confermare l’ipotesi che entrambi i mammiferi siano in grado di sviluppare attaccamento per l’uomo, i ricercatori ripeteranno l’esperimento con lupi più selvatici, slegati da qualsiasi processo di semi-domesticazione.

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