Evoluzione

Il nostro Fido in natura
faticherebbe molto

Il nostro Fido in natura <br />faticherebbe molto
Gli scarsi stimoli della vita in appartamento e, più in generale, con gli uomini, hanno fatto diventare il cane un animale meno sveglio del lupo

Il nostro Fido in natura
faticherebbe molto

Gli scarsi stimoli della vita in appartamento e, più in generale, con gli uomini, hanno fatto diventare il cane un animale meno sveglio del lupo

Un’amicizia antica, millenaria quella tra uomini e cani, fatta risalire, secondo le ipotesi più accreditate della comunità scientifica, a quando i lupi, attratti dalle ossa e dalle carcasse attorno agli accampamenti dei nostri antenati, decisero di avvicinarsi. Nei decenni, il coraggio di lasciarsi addirittura nutrire dalla mano dell’uomo divenne per i quattro zampe un elemento evolutivo di successo. I lupi si trasformarono in cani, amici fedeli, compagni di caccia e guardiani degli insediamenti. Di fatto i primi, tra gli animali e le piante, ad essere addomesticati.

Una ricerca condotta dall’università scozzese di Aberdeen ha rintracciato i segni di questo processo analizzando numerosi scheletri canini in diverse aree del mondo. Dall’appiattimento delle punte delle vertebre dorsali alla mancanza di alcuni molari nella mascella: queste sono solo alcune delle prove che testimoniano l’utilizzo degli animali per funzioni di trasporto carichi e per altri compiti fondamentali nella vita dei nostri antenati. Un sodalizio antico, nato per un motivo molto semplice, almeno per quanto riguarda il cane-lupo: l’accesso facilitato al cibo. E proprio qui va ricercata la ragione che spiega il graduale ridimensionamento delle capacità cognitive degli esemplari cresciuti all’ombra dell’uomo.

Nel 2017, l’università di Medicina Veterinaria di Vienna ha pubblicato uno studio che rileva come i cani siano meno inclini a interpretare il nesso causa effetto rispetto ai lupi. Per la ricerca in questione sono stati sottoposti a diversi test tre gruppi: 12 lupi in cattività, 14 cani cresciuti allo stesso modo in branco e 12 cani domestici. Un primo esame comunicativo prevedeva che l’uomo indicasse una scatola contenente del cibo mantenendo sempre il contatto visivo con gli animali. Tutti i gruppi hanno indovinato il contenitore. La prova che nessuno è riuscito a completare è stata invece quella in cui l’uomo indicava la scatola ma non guardava i canidi. L’esito più interessante però, è stato l’ultimo: in assenza dell’uomo, gli animali dovevano scegliere la scatola che produceva il rumore del cibo una volta spostata. In questa hanno fallito tutti, tranne i lupi.

La ricerca, condotta su un campione modesto e dunque aperta a future integrazioni, suggerisce dunque che l’addomesticamento ha modificato alcune capacità dei cani, in particolare l’abilità di comprendere il nesso di causalità. Questo non significa però che i lupi siano più intelligenti dei cani ma che questi ultimi, abituati all’uomo e al suo diretto intervento, lo cerchino a priori. Del resto non serve sforzarsi e allenare l’intuito, se il cibo arriva sempre e comunque da una mano amica.

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