Falconeria e Zoo al Maglio

Il procione Mr. Trippa
e gli amori imprevisti

Il procione Mr. Trippa <br />e gli amori imprevisti
Alcune immagini delle due strutture ticinesi

Il procione Mr. Trippa
e gli amori imprevisti

Alcune immagini delle due strutture ticinesi

Qualcosa apre e qualcosa no in questi giorni di inizio maggio. Tra le attività per cui è ancora prevista la chiusura, ci sono anche gli zoo e i giardini zoologici. In attesa della loro riapertura abbiamo contattato due strutture ticinesi che hanno fatto del lavoro con gli animali, la loro passione e professione.

Falconeria di Locarno

Per capire meglio come vivono, umani e animali, questo periodo difficile e al contempo intenso, abbiamo raggiunto telefonicamente Anna e Pio Nesa, della Falconeria di Locarno. Le porte della struttura sono chiuse, ma l’attività è più viva che mai: tra accudimento degli animali, addestramento per gli spettacoli e ordinaria manutenzione, la vita tra parco e voliere prosegue senza sosta.

“I costi fissi sono sempre alti” spiega Pio Nesa, falconiere e titolare della struttura, “Già solo per l’alimentazione degli animali spendiamo diverse migliaia di franchi al mese e anche la cura dei rapaci è un costo elevato. Abbiamo un veterinario di riferimento sul territorio, ma per casi più complessi dobbiamo rivolgerci ad uno specialista oltre Gottardo.”
“Gli introiti” continua Nesa “Derivano unicamente dalla vendita dei biglietti degli spettacoli.” Una fonte di reddito che, vista la chiusura a causa dell’emergenza sanitaria, è temporaneamente venuta meno. Di riapertura si parlerà solamente dall’8 giugno in avanti, stando alle ultime indicazioni del Consiglio Federale. Per garantire comunque un certo sostegno alla Falconeria, è possibile acquistare già ora, scrivendo a info@falconeria.ch, i biglietti per gli spettacoli che verranno proposti appena la struttura potrà riaprire i battenti . Ed proprio in relazione all’addestramento degli animali e alle loro peculiari abitudini, che ci siamo fatti raccontare qualche curiosità.

Signora Nesa: come si svolge, in queste settimane, una giornata di manutenzione e addestramento?
La cura degli animali, la pulizia delle voliere e la loro manutenzione ci occupano 365 giorni all’anno. Dopo la pausa invernale, inoltre, sono ripresi gli allenamenti dei rapaci e degli altri uccelli protagonisti del nostro spettacolo. Ogni rapace ha le sue particolarità di volo e l’addestramento fa leva su questo. Ad esempio con i falchi utilizziamo il “logoro”, uno straccio attaccato ad una corda, che fatto girare, ricorda all’animale il movimento delle prede. Il falco sarà così stimolato a lanciarsi per catturarlo, allenando volo e muscoli. Bisogna, inoltre, tenere presente che ogni sessione di addestramento non deve essere troppo lunga, ma rispettare il naturale comportamento dell’animale.

Quanti animali ospita attualmente la falconeria?
Abbiamo più di 140 uccelli tra rapaci, cicogne, marabù e ibis. Gli ultimi arrivati sono 5 pulcini di gufo reale del Capo che sono nati ad inizio aprile. Per ora sono affidati alle cure dei genitori, perché il loro addestramento inizierà solamente verso i 3-4 mesi di vita. L’animale più vecchio è, invece, il nostro avvoltoio di 35 anni. Gli avvoltoi sono una specie estremamente longeva: possono raggiungere i 70 anni d’età. Abbiamo anche uno stagno con carpe koi che sono talmente abituate alla presenza umana, da succhiare il mangime direttamente dal biberon, con gran divertimento di adulti, bambini e anche anziani.

Le carpe koi si nutrono direttamente dal biberon tenuto dai bambini
Le carpe koi si nutrono direttamente dal biberon tenuto dai bambini

Ci racconta qualche episodio curioso in merito agli esemplari che ospitate?
Ogni animale ha le sue caratteristiche e l’osservazione di ciascuno è sempre fonte di curiosità e interesse. Mi vengono, però, in mente due casi ancora più particolari del solito.
L’avvoltoio maschio e la femmina di caracara, un rapace del Sud America molto amato dai bambini perché estremamente curioso, tanto da saltare sulle teste durante gli spettacoli, condividono la stessa voliera. Nel corso del tempo hanno sviluppato un legame unico e speciale, un “amore” che va oltre le differenze biologiche. Anche durante le rappresentazioni volano sempre insieme e quando capita che la caracara vola più lontano, è sufficiente che veda l’avvoltoio per tornare subito al suo fianco.
Un altro uccello fonte di sorpresa e meraviglia è la nostra femmina di corvo. È molto furba e ancora prima di entrare nella sua voliera, sappiamo che ci ha studiato ed esaminato a fondo. Bisogna sempre stare molto attenti a non avere borse aperte o oggetti che potrebbe “rubare” poiché tende ad impadronirsi di tutto ciò che le capita a tiro.

Nella vostra struttura è frequente assistere alla riproduzione dei rapaci?
I gufi reali del Capo depongono le uova e si riproducono praticamente ogni anno, mentre il fenomeno è più raro tra i falchi. Nel 2019, però è nato un bel falchetto.

Gli ultimi nati alla Falconeria di Locarno
Gli ultimi nati alla Falconeria di Locarno

La gestione dei rapaci sembra molto complessa. A titolo personale è possibile detenere tali animali?
Sì, la gestione è onerosa sia dal punto di vista dell’impegno quotidiano per l’accudimento, sia da quello finanziario. Anche una persona singola può privatamente detenere un rapace, ma sono necessari numerosi permessi tra cui il permesso del veterinario cantonale, la patente di caccia e la patente di falconeria. Inoltre ogni animale deve avere la sua voliera, adatta come dimensioni e allestimento ed essere tenuto nelle condizioni più adatte alla specie. Qui in Falconeria ci preoccupiamo costantemente del benessere degli animali; un lavoro a tempo pieno durante tutto l’anno.

Una realtà affascinante e complessa quella dei rapaci che intrecciano, da migliaia di anni, la loro vita con quella dell’uomo. Per tutto il medioevo, e oltre, la caccia con il falco era pratica diffusa e stimata e ancora oggi è innegabile la meraviglia che scaturisce in ciascuno di noi, dinanzi a questi magnifici animali da osservare sia in natura che a distanza ravvicinata, grazie a strutture come quella di Locarno.

Zoo al Maglio
Anche nella struttura malcantonese fervono i lavori, nonostante il periodo non proprio facile come ci aveva già raccontato la manager Sabina Fehr nell’articolo di Marcello Pellizzari “Animali e zoo: anche Magliaso sta soffrendo”. Le settimane di porte chiuse, però, non frenano le novità e la vita dello zoo che proporrà, a partire dall’estate, tanti laboratori attraverso i quali i bambini potranno diventare dei piccoli “guardiani di animali” e costruire con le proprie mani altalene o casupole per gli uccellini, confezionare ghiaccioli per le scimmie e i leoni e conoscere, più da vicino le varie specie. Maggior informazioni saranno disponibili nelle prossime settimane sul sito zooalmaglio.ch.
Nell’attesa di poter nuovamente vedere da vicino gli animali, abbiamo chiesto alla Signora Fehr di svelarci gli affascinanti retroscena e la vita dietro le quinte dello zoo al Maglio.

Signora Fehr: come si svolge una “giornata tipo” per il personale dello zoo?
I guardiani degli animali, che mi piace definire custodi, sono impegnati tutti i giorni nell’accudimento dei vari esemplari presenti. Se dovessi usare una metafora direi che noi siamo il personale di servizio di un grande albergo e i nostri animali sono gli ospiti. Il lavoro inizia la mattina presto con la pulizia dei recinti e la somministrazione della prima razione quotidiana di cibo alle specie che si nutrono più volte durante il giorno. A metà giornata o nel primo pomeriggio segue il momento del pasto per tutti gli animali. I giorni, in ogni caso, non sono mai uguali: imprevisti, riparazioni, cure urgenti sono sempre dietro l’angolo.

Come avviene l’interazione con gli animali?
La direttiva generale è quella di intromettersi il meno possibile nell’armonia dei vari gruppi, soprattutto per quanto riguarda gli animali gregari. Si cerca di non instaurare alcun rapporto privilegiato con un esemplare piuttosto che con un altro per non turbare l’ordine e la struttura tipica delle varie specie. Con alcuni animali, però, è diverso. Ad esempio i wallaby, piccoli e schivi marsupiali, sono abituati a prendere alcuni tipi di cibo direttamente dalle mani. Questo è indispensabile poiché essendo animali estremamente paurosi, dobbiamo poter instaurare con loro un legame diretto di fiducia così da agevolare, quando necessario, il lavoro del veterinario ed impedire che, spaventati, corrano via colpendo le pareti del recinto. Vista la loro stazza molto piccola, rischierebbero di farsi seriamente male. In ogni caso succede, a volte, che si creino particolari legami di empatia, o viceversa di “antipatia”, tra un animale e un custode particolare. Ad esempio è il caso del nostro esemplare femmina di leopardo delle nevi. Quando un animale viene trasportato, subisce uno stress tale da associare i guardiani presenti durante il trasporto o immediatamente visti all’arrivo, con lo stress stesso dell’esperienza. Per questo motivo si cerca sempre di far trasportare gli animali da personale esterno che poi non entrerà più in contatto con loro. Nel caso del nostro leopardo delle nevi, ogni volta che la persona presente al suo trasporto, esterna allo zoo, veniva a farci visita, l’animale manifestava la sua insofferenza e il suo malessere in modo eloquente.

Il leopardo delle nevi ospite dello Zoo al Maglio
Il leopardo delle nevi ospite dello Zoo al Maglio

Vengono dati nomi propri oppure no?
L’onore di dare un nome all’animale, se ancora ne è sprovvisto, è della madrina o del padrino che hanno scelto di sostenerci grazie alle adozioni (qui maggiori info). Non tutti i nostri animali hanno ancora un nome, mentre altri ne hanno di buffi e facili da ricordare. È il caso del procione Mister Trippa, la cui madrina ha scelto questo nome perché quando è arrivato da noi era grassottello e pasciuto. Nel frattempo il suo peso è tornato nella norma, ma il nome è rimasto.

Come funzionano i permessi e le visite veterinarie?

Requisito indispensabile per tenere uno zoo è avere l’attestato di “guardiano di animali” che prevede una formazione in apprendistato di tre anni. Inoltre, per ogni animale detenuto, serve il permesso del veterinario cantonale e una serie di documentazioni secondo la vigente legge. Indispensabile è poi l’adeguata formazione per ogni specie presente, poiché le necessità dei vari animali sono molto diverse tra loro. Periodicamente vengono fatti dei controlli cantonali per verificare l’adeguatezza delle strutture e della gestione. Per quanto riguarda, invece, il ricorso al veterinario in caso di cure abbiamo in Ticino un esperto di fiducia dal quale ci rechiamo con gli animali di piccola taglia, mentre è lui a farci visita per quelli più grandi.

Avete programmi di riproduzione o scambi con altri zoo?
Certamente. Per alcune specie esiste un “Progetto di protezione e ripopolazione europeo” - EEP - che stabilisce quali animali vadano fatti accoppiare. Ad esempio attualmente la nostra femmina di leopardo delle nevi ha iniettato sotto pelle un anticoncezionale a lento rilascio, perché per questa stagione non è prevista la riproduzione di questa specie. Attualmente abbiamo un cucciolo di cebo dai cornetti, una scimmia originaria del Sud America e i due cuccioli di wallaby, ormai troppo grandi per il marsupio delle rispettive mamme, dalle quali però vanno ancora a bere regolarmente il latte . Inoltre la collaborazione con altre strutture è, fortunatamente, molto stretta e arricchente per tutti. Fino a una ventina di anni fa non era così, ma poi, a livello internazionale, si è capita l’importanza di fare rete. Oggi abbiamo delle liste con gli animali disponibili per gli scambi tra i vari zoo e non vi è mai un commercio degli stessi. Ci sono anche periodici corsi di formazione continua e giornate di scambio reciproco tenute nelle varie strutture. Anche l’aspetto pedagogico viene alimentato e innovato costantemente grazie alle reciproche esperienze. Insomma, un miglioramento costante, dato dal continuo scambio di conoscenze.

I wallaby con i loro piccoli allo Zoo al Maglio
I wallaby con i loro piccoli allo Zoo al Maglio

Il benessere degli animali è dunque sempre al primo posto e la loro cura non termina il venerdì sera per ricominciare il lunedì mattina, ma è costante e impegnativa. Un lavoro fatto di passione, etica professionale e fatica, ma anche di continua scoperta e arricchimento grazie all’osservazione costante degli oltre 200 animali ospitati, per dirla con le parole della signora Fehr, in questo grande albergo.

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