Comportamento

Istinto o cervello:
una scelta cruciale

Istinto o cervello: <br />una scelta cruciale
In situazioni di emergenza o di bisogno gli animali puntano ad agire «di pancia». E fanno bene.

Istinto o cervello:
una scelta cruciale

In situazioni di emergenza o di bisogno gli animali puntano ad agire «di pancia». E fanno bene.

Il comportamento degli animali, in particolare nelle situazioni di emergenza, è spinto soprattutto dall’istinto (o, meglio, dalla pancia) piuttosto che dal «ragionamento». Ciò, però, non pregiudica la loro salute o la loro vita ma, anzi, si rivela molto vantaggioso per loro. Lo dice uno studio condotto dall’Università di Exeter, in Inghilterra: stando alla ricerca, «ascoltando» la loro fame gli animali decidono correttamente, anche senza utilizzare troppo il cervello.

Attraverso modelli computerizzati, Andrew Higginson e il suo gruppo di etologi hanno dimostrato che, anche quando il cibo scarseggia, i singoli animali che basano il loro comportamento sulle riserve energetiche rimaste riescono a cavarsela piuttosto bene. E questo, forse nemmeno così a sorpresa, non mette a repentaglio la loro sopravvivenza. O almeno, non più di quanto non accada negli esemplari che possiamo definire più «razionali». Dove risiede questa abitudine? A livello della memoria. Il senso della fame, infatti, lascia un’impronta permanente nei predatori: quando si troveranno nuovamente costretti a procacciarsi il cibo, ricorderanno – senza utilizzare le proprie risorse cognitive – come se lo sono procurato in passato in situazioni analoghe.

«Agire di pancia», dunque, è un modo di dire utilizzato spesso per indicare azioni istintive da parte degli esseri umani, ma che è letteralmente vero nel caso negli animali. Molte specie, infatti, pur non avendo sviluppato grandi quantità di tessuto cerebrale, riescono comunque a sopravvivere in maniera ottimale. E a proposito di umani: c’è un nesso tra quanto scritto finora e il fatto che il nostro umore risenta della mancanza di cibo. Ad affermarlo è uno studio della Ohio State University, che ha analizzato il comportamento di un gruppo di individui. Chi aveva livelli più bassi di glucosio nel sangue si mostrava più irritabile: ciò ha messo in evidenza il legame tra pancia e mente. Si può allargare la teoria dell’«impronta» anche ad altri stati fisiologici, come le emozioni? La risposta non è altrettanto certa. Tuttavia si può ricordare il meccanismo della paura, secondo il quale, anche in virtù di esperienze passate, alcuni pericoli fanno «scattare» immediatamente uomini e animali, senza aver bisogno di «pensarci su» due volte.

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