Il progetto

La start-up che vuole
ridare vita al mammut

La start-up che vuole <br />ridare vita al mammut
Un’azienda americana intende utilizzare l’ingegneria genetica per effettuare un ambizioso progetto di «de-estinzione» del mammut lanoso.

La start-up che vuole
ridare vita al mammut

Un’azienda americana intende utilizzare l’ingegneria genetica per effettuare un ambizioso progetto di «de-estinzione» del mammut lanoso.

Riportare in vita il mammut lanoso, scomparso circa 5.000 anni fa, è il sogno, forse impossibile, di una start-up statunitense. Partendo dal Dna a disposizione grazie ai molti campioni di tessuto che si sono conservati nel ghiaccio, l’azienda Colossal è convinta di riuscire a portare a termine un’opera di de-estinzione e si è appena assicurata un budget di 15 milioni di dollari per dare il via a questo ambizioso progetto. Fondata da un docente di genetica di Harvard, George Church, e da un imprenditore informatico, Ben Lamm, la società intende utilizzare l’ingegneria genetica per salvare le specie esistenti e in via di estinzione – arrivando alla clonazione, se necessario – ed è convinta di poter fare lo stesso con il processo di de-estinzione di una specie già scomparsa.

La scelta è caduta sul mammut lanoso per diversi motivi: la facilità di acquisizione del Dna è il principale, ma ci sarebbero anche delle ripercussioni positive sul clima. L’idea di Church è infatti quella di consentire agli animali di tornare a pascolare nella tundra: la loro presenza aiuterebbe il suolo a rigenerarsi e bloccherebbe il rilascio delle quantità di metano e di CO2 che vi sono intrappolate. Colossal, per mettere in piedi un sistema di questo tipo, vuole sfruttare la tecnologia CRISPR: tra il 2012 e il 2013, due gruppi di ricerca dell’Università di Berkeley e del MIT di Boston riuscirono a dimostrare che questa tecnologia può essere applicata come strumento biotecnologico per tagliare determinate sequenze di DNA all’interno del genoma di una cellula non batterica. Una rivoluzione nell’ambito della ricerca biomedica: per la prima volta si è introdotta una modificazione nel genoma in modo semplice, efficace ed economico.

Questo progetto ha provocato diverse reazioni in ambito scientifico. Tori Herridge, biologa evoluzionista del Natural History Museum di Londra, è convinta che sia necessario innanzitutto capire quanti mammut servirebbero per ottenere il risultato di «salvare» la tundra. Inoltre, l’animale riportato in vita non sarebbe un mammut lanoso, ma un ibrido costruito a partire da un elefante asiatico modificato con alcuni geni di mammut, legati alla sua capacità di sopportare il freddo. A conti fatti, una vera e propria nuova specie, con tutte le possibili conseguenze del caso e un impatto sulla natura del tutto imprevedibile. La strada intrapresa da Colossal, dunque, è ancora lunga e tortuosa, ma si tratta di una possibile rivoluzione da seguire con attenzione.

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