La scoperta

Le origini animali
del senso del lutto

Le origini animali <br />del senso del lutto
Uno studio pubblicato sul Current Biology riporta come un rinopiteco si sia preso cura della sua compagna, prossima alla morte.

Le origini animali
del senso del lutto

Uno studio pubblicato sul Current Biology riporta come un rinopiteco si sia preso cura della sua compagna, prossima alla morte.

Il lutto, con la sua ritualità legata alla morte, ha radici lontane, molto più antiche di quanto si pensi: studi recenti lascerebbero, infatti, supporre che la cura verso il defunto avrebbe radici più «naturali» che culturali. È quanto emerge da un articolo apparso su «Current Biology», che riporta il comportamento di un maschio alfa di rinopiteco, rimasto a lungo accanto alla sua compagna in fin di vita, in Cina. L’animale, un primate, ha dimostrato un’attenzione molto simile a quella che ci contraddistingue quando ci troviamo di fronte all’approssimarsi della morte di un nostro caro.

Nella riserva naturale di Zhouzhi, una femmina di rinopiteco aveva iniziato a perdere sangue dalle narici e, da lì, ad isolarsi dal gruppo dei suoi simili. Uno di loro, il maschio alfa appunto, ha allontanato gli altri perché le fosse lasciato il suo spazio. In seguito, entrambi hanno raggiunto un ramo a 25 metri d’altezza e lì il maschio si è preso cura di lei spulciandola e rimanendo al suo capezzale. La femmina, poi, è caduta, danneggiandosi il cranio. Per i 50 minuti successivi tutto il gruppo l’ha assistita, lasciando poi soli i due. Il compagno non se ne è andato, cercando anzi di tirare quella zampa nella speranza, forse, che ritrovasse la forza.

Anderson e Yang, i due ricercatori dell’università di Tokyo che hanno osservato questi avvenimenti e li hanno documentati, ipotizzano quindi che, laddove fra i primati sussista un legame stretto, l’impatto emotivo rispetto alla morte di un componente del branco sia molto forte. Non si tratterebbe, insomma, di un’antropomorfizzazione dei comportamenti animali, in cui talvolta capita di incorrere in questi casi. Del resto, la situazione sembrerebbe ricordare una veglia di lutto di alcune scimmie avvenuta nel 2010, in Zambia, quando gli «amici» di uno scimpanzé di nove anni appena morto iniziarono a fermarsi attorno al primate senza vita, a girare, come per assistere il suo corpo inerme. Molti dei componenti del gruppo manifestarono segni evidenti del loro dolore: qualcuno toccò lo scimpanzé portandosi poi la zampa alla bocca come per dargli un bacio, qualcuno si espresse con versi acuti. Segnali che potrebbero far rinvenire un’origine precisa del senso umano del lutto: cura ed emotività di fronte a chi ci sta lasciando o se n’è andato ci distinguono come componenti di una comunità e, forse, sono il frutto di un’evoluzione.

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