A cavallo

Nuove frontiere di cura:
scopriamo l’ippoterapia

Nuove frontiere di cura: <br />scopriamo l’ippoterapia
L’equitazione è riconosciuta fin dall’antichità come un’attività benefica per l’uomo e oggi è ampiamente utilizzata nel trattamento di adulti e bambini con disturbi motori o neurologici

Nuove frontiere di cura:
scopriamo l’ippoterapia

L’equitazione è riconosciuta fin dall’antichità come un’attività benefica per l’uomo e oggi è ampiamente utilizzata nel trattamento di adulti e bambini con disturbi motori o neurologici

Nuove frontiere di cura: <br />scopriamo l’ippoterapia
L’ippoterapia si basa sul rapporto emozionale tra uomo e cavallo

Nuove frontiere di cura:
scopriamo l’ippoterapia

L’ippoterapia si basa sul rapporto emozionale tra uomo e cavallo

Il cavallo è in grado di trasmettere e stimolare emozioni nell’uomo. A dichiararlo non sono solo gli appassionati di equitazione, ma anche psicologi e specialisti: i sostenitori della “ippoterapia”, ovvero la “terapia del cavallo”. Secondo questi esperti, ad esempio, il dondolio in sella sarebbe in grado di donare sensazioni piacevoli all’uomo, rievocando quelle del grembo materno e della prima infanzia, quando si veniva cullati. L’equitazione a scopo terapeutico è quindi particolarmente indicata nei casi di stress e di ansia, ma viene consigliata anche in ambito riabilitativo e nei soggetti con ritardi nello sviluppo.

L’uso di cavalli a scopi medici risale alla Grecia antica. Le prime testimonianze di ippoterapia risalgono all’era di Ippocrate (460-370 a.C.), che suggeriva a coloro che soffrivano di insonnia, o addirittura di ansia, lunghe passeggiate a cavallo. Dal Novecento il quadrupede iniziò a essere utilizzato nei primi progetti di riabilitazione per bambini e adulti con deficit motori. Secondo gli specialisti, infatti, andando a cavallo si mettono in moto muscoli che facendo solo una passeggiata non è possibile muovere. Il contatto con un animale così grande, inoltre, aiuta a prendere coscienza di se stessi e quindi ad assumere maggior sicurezza.

Esistono diverse modalità terapeutiche. Tra queste c’è l’ippoterapia propriamente detta, che consiste nel primo approccio con il cavallo a terra, tramite un istruttore, per passare poi a cavalcare l’animale. Nell’attività a terra, il cosiddetto grooming, il paziente si prende cura dell’animale attraverso la pulizia e la cura del suo mantello. Un’attività ad alto contatto che facilita la nascita di un rapporto emozionale tra cavallo e paziente. Questo approccio è particolarmente indicato per le persone con disabilità motorie che non sono in grado di salire in sella autonomamente, ma è particolarmente benefico anche in caso di disturbi neurologici e psichici.

Il contatto con l’animale va acquisito poco per volta, in modo da entrare in confidenza e riuscire a instaurare con lui un rapporto di reciproca fiducia. Il cavallo è docile, intelligente e molto sensibile: non è un caso che vada particolarmente d’accordo proprio con i pazienti più piccoli. Tra i benefici dati dall’ippoterapia, infine, c’è il contesto in cui viene praticata. Le passeggiate all’aria aperta, immersi nella natura, tra odori e colori, aiutano a rilassarsi e a stimolare le endorfine, i cosiddetti “ormoni della felicità”.

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