L’intervista

Piume, becchi e ali:
la missione di Ficedula

Piume, becchi e ali: <br />la missione di Ficedula
Torniamo con il naso all’insù a scrutare il blu del cielo e, grazie a Roberto Lardelli, presidente di Ficedula, facciamo il punto sulle attività di studio e conservazione dell’avifauna.

Piume, becchi e ali:
la missione di Ficedula

Torniamo con il naso all’insù a scrutare il blu del cielo e, grazie a Roberto Lardelli, presidente di Ficedula, facciamo il punto sulle attività di studio e conservazione dell’avifauna.

Ticino: terra di natura da conoscere e proteggere. Negli scorsi mesi abbiamo approfondito l’affascinante mondo notturno dei pipistrelli con l’intervista a Marzia Mattei-Roesli, Responsabile del Centro protezione chirotteri Ticino, siamo andati a curiosare dietro le quinte del Centro Ornitologico svizzero di Sempach e della relativa antenna ticinese grazie alla chiacchierata con il responsabile Arno Schneider, ci siamo avvicinati a rettili e anfibi scoprendo le attività di Tiziano Maddalena e Marco Nembrini, referenti sul territorio del Centro di coordinamento per la protezione degli Anfibi e dei Rettili (karch) e, sempre con Marco Nembrini, abbiamo compreso meglio la fragilità delle farfalle.

Oggi torniamo con il naso all’insù a scrutare il blu del cielo e, grazie a Roberto Lardelli, presidente di Ficedula, facciamo il punto sulle attività di questi mesi nell’ambito dello studio e della conservazione dell’avifauna.

Signor Lardelli, come è nata Ficedula e quali obiettivi stanno alla base del suo operato?
«Ficedula, Associazione per lo studio e la conservazione degli uccelli della Svizzera italiana, nacque 40 anni fa, esattamente il 20 febbraio 1981. L’Associazione venne chiamata Ficedula dal nome scientifico della Balia dal collare (Ficedula albicollis) una specie rara e minacciata che nidificava, e nidifica tuttora, solo nella Svizzera italiana con una popolazione di qualche decina di coppie. Fu un gruppo di amici a essere promotore della creazione di una nuova associazione che potesse riprendere i compiti della precedente Pro Avifauna, associazione che era presente in Ticino dal 1931 al 1979. Come dice lo stesso nome, Ficedula si propone di occuparsi dello studio con ricerche specifiche sull’avifauna della Svizzera italiana, finalizzate alla sua conservazione ma non solo. Escursioni, corsi di ornitologia e molto altro fanno parte del corollario sempre più numeroso delle attività dell’associazione.»

Quali studi ha in corso quest’anno Ficedula e quali i progetti del prossimo futuro?
«Siamo molto impegnati tutto l’anno. Anzi abbiamo un grande progetto che si svolge proprio in inverno: il nuovo atlante degli uccelli del Ticino in inverno, a distanza di 30 anni dalla precedente pubblicazione. Stiamo già scoprendo come molte specie in inverno non arrivino più alle nostre latitudini perché a nord fa caldo e non necessitano di spostarsi. Questi cambiamenti hanno sicuramente un impatto anche sugli uccelli nidificanti, basti vedere l’estate piovosa e anomala di quest’anno che ha senza dubbio influito sul successo riproduttivo di molte specie. Invitiamo tutti coloro che sono interessati a partecipare a questo progetto con le loro osservazioni. La Citizen Science, la scienza partecipativa con la collaborazione dei cittadini, sta diventando sempre più importante anche per la raccolta di dati scientifici.»

Gipeto (©Patrick Scimè). Maggiori informazioni su questa specie su www.ficedula.ch/gipeto.
Gipeto (©Patrick Scimè). Maggiori informazioni su questa specie su www.ficedula.ch/gipeto.

Oltre all’attività di ricerca e salvaguardia, ampio spazio viene dato alla divulgazione. Molti gli appuntamenti in programma e sempre grande la partecipazione popolare. Notate un’accresciuta sensibilità ambientale da parte della popolazione?
«Sicuramente sì. La pandemia ha “costretto” molte persone a trovare delle attività alternative a contatto con la natura e moltissimi si sono avvicinati all’ornitologia e all’osservazione degli uccelli, anche grazie a tutto il lavoro di divulgazione che portiamo avanti da molti anni.»

La pandemia ha portato alla riscoperta del territorio e un gran numero di persone si riversa nella natura. Questo è motivo di disturbo per l’avifauna? Quali sono i comportamenti corretti da adottare e quali le tecniche per riuscire ad osservare il maggior numero di specie senza arrecar loro danno?
«Siamo molto sensibili a questo argomento e anzi abbiamo appositamente compilato il nostro “decalogo del buon birdwatcher”. Tra le raccomandazioni c’è quella che l’incolumità degli uccelli deve sempre essere la nostra prima preoccupazione. Le osservazioni vanno fatte a distanza di sicurezza per non disturbare gli uccelli e non bisogna avvicinarsi ai nidi. Sembreranno comportamenti scontati, ma non è così ed è bene rammentarli.»

Come influisce il cambiamento climatico sull’avifauna stanziale in Ticino? Si notano modifiche nei comportamenti delle specie migratrici?
«I cambiamenti climatici preoccupano in particolare per la velocità con cui si manifestano e per le difficoltà ad adeguarsi di organismi che vivono su più continenti. Studiamo la migrazione alle Bolle di Magadino da 40 anni, alcune specie stanno cambiando le tempistiche della migrazione arrivando in anticipo in primavera. Il prossimo numero della nostra rivista sarà proprio dedicato alla migrazione degli uccelli e tratterà anche questi aspetti.»

Passero solitario (©Luca Villa). Maggiori informazioni sui progetti di Ficedula su www.ficedula.ch/progetto-pareti-monitoraggio.
Passero solitario (©Luca Villa). Maggiori informazioni sui progetti di Ficedula su www.ficedula.ch/progetto-pareti-monitoraggio.

L’ecosistema è sempre pervaso da un delicato equilibrio e ogni cambiamento si riflette a più livelli. Quali sono i pericoli maggiori che minacciano la sopravvivenza degli uccelli?
«Già 15 anni fa, l’Ufficio natura e paesaggio ha realizzato un documento, in cui Ficedula è stata partner, la “Strategia cantonale per lo studio e la protezione degli uccelli” nel quale vengono anche elencati i problemi che riguardano molte specie. Sicuramente tra le più minacciate vi sono quelle legate all’ambiente agricolo tradizionale, ma anche quelle alpine per il riscaldamento climatico e l’abbandono dell’agricoltura di montagna. Vi è un elenco di specie prioritarie che necessitano misure di conservazione; su molte di queste abbiamo progetti in corso. Per chi volesse approfondire il documento è scaricabile gratuitamente sul sito del Cantone

Il contatto con la natura regala spesso emozioni e sorrisi, ma anche quello con le persone è ricco di esperienze. Signor Lardelli, ha qualche aneddoto che vuole condividere con noi?
«Ci sono tantissime storie che si potrebbero raccontare. Mi è rimasto impresso nel cuore la storia di un allievo di scuola elementare che mi ha chiesto di portarlo a vedere uno Storno, una specie relativamente comune. La cosa è puntualmente successa e alla vista degli storni lui è scoppiato in un pianto a dirotto, pur essendo felicissimo. Mi ha successivamente confidato che quella era una specie che gli aveva mostrato il suo papà mancato prematuramente qualche mese prima.

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