Con il naso all’insù

Tra tombe e sepolcri
non canta l’upupa

Tra tombe e sepolcri <br />non canta l’upupa
Un magnifico esemplare di Upupa epops con il ciuffo eretto

Tra tombe e sepolcri
non canta l’upupa

Un magnifico esemplare di Upupa epops con il ciuffo eretto

Alzi la mano chi, al sentir nominare l’upupa, non viene solleticato da reminiscenze scolastiche.
Risuonano eterni, infatti, i versi de “I sepolcri” di Ugo Foscolo: “Senti raspar fra le macerie e i bronchi / La derelitta cagna ramingando / Su le fosse e famelica ululando; / E uscir del teschio, ove fuggìa la Luna, / L’ùpupa, e svolazzar su per le croci / Sparse per la funerea campagna”. Nel componimento del poeta l’upupa, uccellino solare e diurno, viene associato alla morte a all’oscurità solo per via del suo canto che, nella mitologia, era considerato presagio di sventura, tanto che ancora oggi alcuni lo considerano un uccello del malaugurio.

Ci prova alcuni anni dopo Eugenio Montale a riabilitare la nomea dell’Upupa epops: “Upupa, ilare uccello calunniato / dai poeti, che roti la tua cresta / sopra l’aereo stollo del pollaio / e come un finto gallo giri al vento; / nunzio primaverile, upupa, come / per te il tempo s’arresta, / non muore più il Febbraio, / come tutto di fuori si protende / al muover del tuo capo, / aligero folletto, e tu lo ignori”. Qui l’upupa diventa ironica rivalsa su di una tradizione poetica precedente e riacquista, almeno parzialmente, la sua vera natura.

Fortemente simbolico e culturalmente presente sotto diverse forme in svariati miti e credenze, questo uccello è oggi simbolo della LIPU, Lega italiana protezione uccelli. Fin dall’antichità è, inoltre, presente su numerosi stemmi araldici di città tedesche e, in tempi più recenti, ha fatto la sua comparsa anche su alcune serie di francobolli.

Le caratteristiche
L’Upupa epops è uno degli uccelli più appariscenti delle nostre latitudini. Il becco lunghissimo e con una leggera curvatura, il piumaggio aranciato con striature bianche e nere sulle ali e sulla coda e, soprattutto, il ciuffo a ventaglio di penne erettili che gli adorna il capo, lo fanno sembrare una specie esotica. L’upupa è lunga circa 28 cm, con un apertura alare di 44-48 cm e un peso compreso tra i 55 e gli 80 grammi. Vive fino a 11 anni, secondo i dati di inanellamento europei.
Qui è possibile sentire una registrazione del canto dell’upupa, il tipico e ripetuto “uu-puu-puu”. Proprio questo caratteristico verso di richiamo degli adulti è alla base del nome onomatopeico di questa specie.

L’ambiente
L’upupa è un uccello molto selettivo riguardo alla scelta dell’habitat. Necessita, infatti, di ambienti aperti, come filari e vigneti, che presentino sia un’elevata disponibilità alimentare, che numerose cavità adatte al nido. In Svizzera sopravvive solo in alcune zone ed è una specie fortemente minacciata. L’osservatorio di Sempach stima, infatti, una presenza di 180-260 coppie che, da marzo a settembre, popolano il Vallese, il piano di Magadino, le colline che circondano il lago di Ginevra e di Neuchâtel e la valle del Reno. In Ticino, dal 2010, è attivo un progetto di conservazione dell’upupa grazie a Ficedula e Birdlife.

La riproduzione
In primavera le coppie cercano una cavità adatta a preparare il nido e vi depongono dalle 3 alle 7 uova con una colorazione che va dal grigio-giallo al verde oliva. I piccoli nascono dopo 15 giorni di incubazione e restano nel nido 28 giorni. I pulcini hanno una curiosa capacità: riescono ad allontanare i predatori rilasciando un odore nauseabondo.

La nutrizione
L’upupa si nutre di insetti e invertebrati che cattura sul terreno: larve, lombrichi, molluschi, ragni. Talvolta anche lucertole e larve di processionaria.

Scheda zoologica
Classe: Aves
Ordine: Coraciformes
Famiglia: Upupidae

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