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San Valentino

14 febbraio: un mito che... Vale»

Creata alla fine del V secolo per contrastare un radicato culto pagano la Festa degli Innamorati oggi è esclusivamente un evento commerciale

Inutile negarlo: piaccia o non piaccia San Valentino è una di quelle ricorrenze con cui ciascuno di noi prima o poi deve fare i conti, o per non fare la figura del cinico e dell’insensibile nei confronti del proprio partner o anche solo per prendere le distanze da un rito che dietro il suo alone romantico, nasconde finalità prettamente commerciali. Il 14 febbraio è dunque diventato un momento significativo del calendario, anche se dalla difficile catalogazione. Se infatti tutte le ricorrenze (laiche e religiose) hanno un background, una storia alla quale far riferimento, alle spalle di San Valentino c’è la nebbia più fitta. Cosa c’entra con gli innamorati un presunto vescovo del centro Italia vissuto nel secondo secolo dell’era cristiana? E perché viene ricordato il 14 febbraio sebbene sul calendario di lui non ci sia traccia (la Chiesa oggi celebra infatti i Santi Cirillo & Metodio, gli “apostoli degli slavi”)?

Papa Gelasio e i «licenziosi» Lupercali

Una rappresentazione degli antichi Lupercali in un dipinto di Domenico Beccafumi (1486 – 1551) e papa Gelasio I «inventore» del mito di S. Valentino per contrastarli.
Una rappresentazione degli antichi Lupercali in un dipinto di Domenico Beccafumi (1486 – 1551) e papa Gelasio I «inventore» del mito di S. Valentino per contrastarli.

Andiamo con ordine e torniamo indietro di quindici secoli, alla fine del Quattrocento quando il Papa dell’epoca, Gelasio I, impegnato a radicare l’emergente Cristianesimo nella tradizione popolare dando un “vestito” della nuova religione a tutte le festività pagane, si imbatté nei Lupercali. Si trattava di una ritualità contadina che si riproponeva di tenere i lupi lontano dai campi coltivati e di propiziare la fertilità. I sacerdoti di quest’ordine, agli inizi di febbraio, entravano nella grotta in cui, secondo la leggenda, la lupa aveva allattato Romolo e Remo, e qui compivano sacrifici propiziatori. Contemporaneamente lungo le strade veniva sparso il sangue di alcuni animali e nomi di alcuni uomini e donne venivano inseriti in un’urna e poi mischiati; quindi un bambino estraeva i nomi di alcune coppie che per un intero anno avrebbero vissuto in intimità, affinché il rito della fertilità si compisse.

Un’iconografica immagine di San Valentino, vescovo di Terni
Un’iconografica immagine di San Valentino, vescovo di Terni

Trovare qualcosa nei Vangeli in grado di sovrapporsi a quel diffuso (e licenzioso) rituale non è facile, deve aver pensato Gelasio che, dopo essersi arrovellato si imbatté nella figura di Valentino, del quale si sapeva poco. C’era infatti chi sosteneva che fosse stato un vescovo di Terni decapitato alla veneranda età di 97 anni, chi un presbitero ucciso sotto Claudio Il Gotico, chi ancora un martire ravennate. Gelasio mise insieme il tutto e “fabbricò” la figura di un mitico vescovo del quale “si diceva” fosse particolarmente tenero nei confronti delle giovani coppie innamorate (d’altronde quale uomo di Dio non lo è?) e che nominò protettore dell’amore, inserendolo nel calendario il 14 febbraio in modo da sovrapporre il suo culto agli sconci lupercali. L’operazione, portata a compimento nel 496, non ebbe tuttavia molto successo, anzi il Patrono dell’Amore non se lo filò nessuno (tanto più che non si trattava di un giorno festivo...).

Gli inglesi e... l’accoppiamento dei volatili

Lo scrittore inglese Geoffrey Chaucer, che «lanciò» definitivamente il mito di San Valentino
Lo scrittore inglese Geoffrey Chaucer, che «lanciò» definitivamente il mito di San Valentino

A rinfocolare il legame tra amore e 14 febbraio ci pensò un o scrittore inglese, Geoffrey Chaucer (1343-1400), l’autore dei celebri Racconti di Canterbury il quale, in un altro suo noto poema, Il parlamento degli uccelli fissò al 14 febbraio il fidanzamento di Riccardo II d’Inghilterra con Anna di Boemia. Perché quella data? Perché in Francia e Inghilterra, in quel periodo, si riteneva che a metà febbraio iniziasse l’accoppiamento degli uccelli. Insomma il giorno giusto per far sbocciare una storia d’amore. Partendo dall’invenzione di Chaucer, in Inghilterra si diffuse la tradizione di scambiarsi tra fidanzati e/o amanti in quel giorno delle Valentine, brevi composizioni poetiche a sfondo romantico. Composizioni che però, visto che buona parte della popolazione era analfabeta, qualcuno doveva pur scrivere.

La scoperta del «business»

Alcune «Valentine» del passato.
Alcune «Valentine» del passato.

Il giorno di San Valentino divenne così un buon “business” per gli scrivani, che nei secoli successivi furono rimpiazzati dagli stampatori che iniziarono a fabbricare su larga scala le sdolcinate frasi su cartoline illustrate collegate ad immagini romantiche. A loro si associarono poi i fioristi (perché, infatti, non accompagnare la missiva con un fiore?), i ristoratori (perché non far seguire il biglietto e i fiori ad un invito a cena?), i gioiellieri (perché non dimostrare l’affetto alla persona cara oltre che con un biglietto e dei fiori anche con una pietra preziosa?), l’industria discografica (perché non realizzare dischi di canzoni romantiche da fare suonare in sottofondo alla cena in cui lui, dopo averla invitata con un biglietto romantico e un mazzo di fiori, le regala un gioiello), e così via... Fino alla strana – e a tratti davvero di cattivo gusto – gadgettistica che sempre più negli ultimi anni, accompagna la festa. Le cui assurde connotazioni contemporanee, probabilmente, farebbero inorridire anche papa Gelasio I il quale forse, si pentirebbe di aver abolito di Lupercali...

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