Come altri Comuni delle province di Varese, Como e del Verbano-Cusio-Ossola, ieri anche Lavena Ponte Tresa e Ponte Chiasso si sono risvegliate da un torpore di oltre quattro mesi che si era attutito soltanto con la prima riapertura delle dogane lo scorso 3 giugno, quando gli svizzeri hanno potuto tornare oltre frontiera per riabbracciare parenti e amici, a bere un caffè al bar, oppure a consumare un pasto in un ristorante. Da una manciata di ore, dunque, la riapertura di tutti i confini è consentita senza più restrizioni e limitazioni (se non i rispettivi protocolli sanitari) in entrambe le direzioni, inclusi i valichi minori che erano stati serrati un po’ alla spicciolata a orari ridotti e con la clausola del monitoraggio anti-COVID (in parte mantenuto). Sulla frontiera la vita sociale ed economica ha nuovamente cominciato a pulsare al consueto ritmo. Già di primo mattino le automobili con targhe ticinesi sono tornate, numerose, sulle strade e nei parcheggi dei centri commerciali sul lato italiano della Tresa, mentre parecchi italiani hanno raggiunto il Ticino fermandosi alle stazioni di servizio, tornate ad erogare carburante come ai vecchi tempi.

A cavallo del confine tornano le vecchie abitudini

Anche nei centri commerciali del paese lacustre la presenza ticinese è stata massiccia. Attorno a grandi magazzini come Coop, Tigros e Bennet si sono viste parcheggiate decine di vetture svizzere, molte più numerose rispetto alle stesse con targa italiana. I piccoli negozi, per contro, sono rimasti in maggioranza chiusi, fedeli all’abitudine ormai consolidata del lunedì a serrande abbassate, per riaprire oggi.

Alcuni ticinesi hanno deciso di varcare il confine proprio nella giornata della ripristinata libera circolazione, come Mergim, 26 anni, contabile luganese. «Prima della pandemia - spiega - venivo spesso oltre confine, abbinando un’uscita al ristorante a una spesa serale, dato che qui si tiene aperto più a lungo. Non è certo soltanto una questione di prezzi, dato che in realtà non vi è più grande differenza, se non per le verdure». Michelle, 25 anni, impiegata di commercio, si rallegra della ritrovata normalità: «È bello avere la tranquillità di non dover sembrare banditi che scappano oltre confine, il poter decidere dove e quando trascorrere una serata a cena fuori o in giro in qualsiasi posto ci piaccia e fare acquisti». Marco, 41 anni, meccanico, in Italia ama acquistare «carne e alcolici: c’è un’importante differenza di prezzo, soprattutto perché ho l’abitudine e la passione della griglia. Normalmente, però, tutti gli altri prodotti li acquisto in Ticino, è più comodo e non trovo differenze rilevanti». Ilenia, 29 anni, consulente di vendita, afferma di andare in Italia «più che altro per cambiare aria, come lo scorso fine settimana, quando ho fatto diversi chilometri solo per un caffè. La spesa? Quella grossa in Italia, se no sempre in Ticino».

A cavallo del confine tornano le vecchie abitudini

Ritorno dal rivenditore di fiducia

Il traffico è tornato più vivace anche alla porta sud del Ticino. I negozianti di Ponte Chiasso ce lo hanno confermato: i clienti fissi in arrivo dal Mendrisiotto, e soprattutto da Chiasso, sono accorsi già nella mattinata di ieri. La macelleria, il fornaio, ma anche l’edicolante e il rivenditore di alimentari hanno avuto il loro bel da fare e ne erano ben contenti. A tornare per primi sono stati soprattutto i fedelissimi, gli acquirenti che prima della pandemia venivano regolarmente.

«No, non abbiamo avuto paura che gli svizzeri si abituassero a fare la spesa in patria», ci racconta una commerciante da dietro il bancone dei formaggi e, mostrando una caciotta aggiunge: «Vendiamo prodotti che in Svizzera costano molto di più e spesso non si trovano, poi, conoscendo personalmente i clienti, abbiamo ormai instaurato anche un rapporto e scambiamo sempre quattro chiacchiere». «Esatto, non è solo il prezzo», conferma una cliente arrivata da Chiasso a piedi. Il discorso della negoziante viene però interrotto per richiamare un signore, anche lui in arrivo d’oltre frontiera, che cerca di entrare senza la mascherina: «Urca mi sono dimenticato!», ha esclamato battendosi la mano sulla fronte. «Non sono ancora abituato e non ho nemmeno cambiato i soldi, prima di euro ne avevo sempre!», ha aggiunto concludendo che sarebbe stato meglio passare nel pomeriggio, arrivando un po’ più attrezzato.

A cavallo del confine tornano le vecchie abitudini

E gli italiani da noi? Non solo loro

Ma non sono solo i ticinesi a poter nuovamente riempire le borse oltre il confine: anche i nostri vicini italiani possono ora rientrare a spendere il proprio denaro in Svizzera. E, per quanto si tratti di un fenomeno meno frequente rispetto a quello contrario, c’è una realtà che ha da sempre attirato moltissimi italiani in Ticino: il turismo dello shopping al FoxTown. Il parcheggio esterno, ieri, risultava infatti già pieno poco dopo l’apertura e tra le molte targhe italiane se ne sono potute intravedere anche in arrivo dal resto della Confederazione. «È una ripartenza discreta ma siamo ottimisti. È ancora presto per commentare il ritorno della clientela italiana», afferma il responsabile marketing del FoxTown Marco Hefti, ricordando inoltre che la struttura apre alle 11 ed era solo lunedì. «Per fare bilanci sulle vendite conseguenti la riapertura delle frontiere dobbiamo aspettare almeno il primo fine settimana». Anche perché, ha precisato ancora Hefti, la campagna pubblicitaria nelle regioni al di là del confine è iniziata solo ieri e gli «extra sconti» sono partiti sabato scorso. Certo, per la clientela asiatica, che rappresenta una fetta importante per il centro, bisognerà attendere, ha aggiunto. C’è tuttavia un buon riscontro dai vacanzieri confederati: «Stiamo lavorando molto bene con la Svizzera tedesca, direi sopra le aspettative!», ha asserito infine Hefti. I settori che interessano loro di più non sono tuttavia quelli dell’alta moda: agli abiti griffati, i nostri compatrioti d’oltre Gottardo preferiscono infatti prodotti legati allo sport, alla montagna, alla casa o ai vestiti per bambini.

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