Image
Milano

Benvenuti al Monumentale, nella New York dei cimiteri

Il camposanto meneghino conserva opere d’arte di immenso valore - Lo abbiamo visitato scoprendovi molti punti di contatto con la Svizzera

«È la New York dei campi santi». Così un famoso critico d’arte italiano ha definito il cimitero monumentale di Milano. Incastonato tra la «China Town» milanese e la stazione di Porta Garibaldi, il monumentale è un luogo di pace, un museo a cielo aperto. È un’espressione fedele della borghesia milanese ottocentesca e delle sua storia. Entrarvi significa immergersi in uno spazio che sembra distante mille miglia dalla caotica ed effervescente città meneghina. I suoi grattacieli sono edicole funerarie alte sino a venti metri, immaginate e modellate dalle sapienti mani degli scultori più in voga del tempo, e volute dalle storiche e ricche famiglie del luogo per lasciare un segno tangibile della loro vita. Entrarvi, però, significa anche riscoprire i forti legami culturali che esistevano tra la metropoli italiana e il nostro territorio. Il Ticino, così come la Svizzera, sono infatti ben presenti nel camposanto. Ci siamo recati al Monumentale dove, accompagnati da una guida, abbiamo scoperto alcune delle storie che lo rendono un luogo unico e lungi dall’essere «solo» un semplice cimitero.

A guidarci al suo interno è Valeria Celsi, milanese esperta d’arte funeraria che da qualche anno organizza tour della città un po’ particolari: dalla classica visita al Monumentale, alle storie e leggende dei Navigli, passando per tour interamente dedicati ai Templari o all’inquisizione (percorsidartefuneraria.com). La prima tappa è all’interno del Famedio, splendido e ampio spazio dove sono inumati, o anche semplicemente ricordati, i più illustri personaggi della storia di Milano e d’Italia. Alessandro Manzoni, per citarne uno, è stato il primo a trovare l’eterno riposo in questo luogo. Sulle pareti possiamo trovare i busti in ricordo di Mazzini e Garibaldi, oppure targhe commemorative di Umberto Eco, Clara Maffei e tanti altri.

Lo splendido soffitto del Famedio in un bel blu cobalto.
Lo splendido soffitto del Famedio in un bel blu cobalto.

Ma è il parco il vero protagonista di questo luogo che, come detto, è stato definito la «New York» dei cimiteri. Appena fuori dal Famedio, giunti nel camposanto, le edicole delle storiche famiglie milanesi si ergono imponenti e fiancheggiano gli alberi secolari che le circondano. Troviamo così le ultime dimore delle famiglie Branca (quelli del Fernet), Bocconi (quelli dell’Università, con l’edicola più elevata del cimitero con il suoi 20 metri di altezza), Campari (quelli dell’aperitivo), Feltrinelli (editori), Pirelli (industriali) e Motta (quelli del panettone) la cui edicola, non a caso, assomiglia proprio al tipico dolce milanese in formato gigante. E così, passo dopo passo è possibile ripercorrere la storia industriale e culturale della Milano di un tempo. Ma a sorprendere, in particolare, è la qualità e la varietà delle opere: troviamo edicole o semplici tombe e statue in stile liberty, razionalista, romantico, gotico o neoclassico. Vista la disponibilità economica delle famiglie, erano infatti i migliori artisti dell’epoca a realizzare queste imponenti strutture. Osseviamo incuriositi, ad esempio, una bellissima rappresentazione della resurrezione di Lazzaro, realizzata in stile scapigliato da Ernesto Bazzaro per la famiglia Squadretti. Oppure l’imponente torre dell’edicola Vernocchi, realizzata dall’architetto Alessandro Minali e dal celebre scultore Giannino Castiglioni. Un’opera in stile razionalista che, con più di cento statue, raffigura le tappe della via crucis. A questo punto è Valeria a raccontarci un aneddoto simpatico sul Castiglioni: in questa opera, così come per l‘edicola della famiglia Campari da lui realizzata, ha raffigurato il volto di Giuda con le fattezze del suo rivale «in arte» di allora, lo scultore Arrigo Minerbi.

L’edicola Vernocchi vista dall’esterno e dall’interno.
L’edicola Vernocchi vista dall’esterno e dall’interno.
Tra Milano e il Ticino un legame profondo

Un altro aspetto interessante riguarda il profondo legame tra Milano e il Ticino che traspare proprio qui, al Monumentale. Non a caso, all’interno del Famedio, a pochi passi dalla tomba del Manzoni, troviamo quella di Carlo Cattaneo, patriota italiano che a lungo ha vissuto a Lugano. Nel camposanto possiamo poi trovare splendide opere del «nostro» Vincenzo Vela.

La tomba Kramer realizzata da Vincenzo Vela: l’opera si chiama «Il dolore della scienza».
La tomba Kramer realizzata da Vincenzo Vela: l’opera si chiama «Il dolore della scienza».

A tal proposito, alcune delle sculture più apprezzate del Monumentale sono di Enrico Butti, artista nato a Viggù, a pochissimi chilometri da Ligornetto, che nel corso della sua vita artistica si è ispirato al suo contemporaneo d’oltreconfine.

Scultura del Butti realizzata per la tomba delle moglie. Raffigura il chiostro della Certosa di Pavia ed è uno splendido esempio della sua maestria nel creare opere tridimensionali. L’opera è profonda una decina di centimetri.
Scultura del Butti realizzata per la tomba delle moglie. Raffigura il chiostro della Certosa di Pavia ed è uno splendido esempio della sua maestria nel creare opere tridimensionali. L’opera è profonda una decina di centimetri.

Nella sezione acattolica del cimitero troviamo poi la tomba della famiglia Hoepli, quella del celebre editore milanese di origini svizzere. E non molto distante, scoviamo anche la tomba dove riposano i coniugi Scheiwiller, che prima di mettersi in proprio nel mondo dell’editoria avevano lavorato proprio per Hoepli. Assieme agli Scheiwiller troviamo un suo parente, anch’esso di origini svizzere: Adolfo Wildt; uno sculore le cui opere si possono trovare anche al Monumentale. Insomma, un intreccio culturale mica da ridere. Tornando al Famedio, in esso possiamo trovare il poeta milanese fortemente legato al nostro cantone Delio Tessa, che scrisse pure sulle pagine del Corriere del Ticino e che molti ricorderanno per la raccolta di poesie «L’è el dì di mort, alegher!». Infine, in una delle gallerie del Famedio ecco anche l’ossario di Giuseppe Tencalla, pittore scenografo di Bissone che nel 1850 si occupò del rifacimento degli scenari del Teatro Sociale di Lugano, che sorgeva nell’odierna Piazza Manzoni.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

  • 1
Ultime notizie: Approfondimenti
  • 1
    Città

    Un caffè nel futuro dell’autogestione?

    Secondo la municipale di Lugano Zanini Barzaghi è ancora possibile trovare una forma di convivenza all’ex Macello - Più duro il vicesindaco Bertini: «No ai ricatti»

  • 2
    Allattamento

    Un legame atteso, non un ricatto

    Al via oggi la Settimana mondiale - La psicologa: «La relazione madre-figlio è messa alla prova dalla società contemporanea»

  • 3
  • 4
  • 5
    Verso le elezioni

    In Svizzera l’identità resta garantita

    Una riflessione sullo stato di salute della politica nazionale in vista delle federali e di fronte alle diverse alleanze - Il politologo Marc Bühlmann: «Sarebbe un problema per la democrazia se non ci fossero tante possibili coalizioni»

  • 1