A far notizia sono i femminicidi che avvengono nei Paesi confinanti al nostro e gli stupri di gruppo. Pensiamo al recente caso di Desirée Mariottini, la minorenne uccisa nel quartiere di San Lorenzo a Roma, oppure a quello della studentessa aggredita dal «branco» a Friburgo, in Germania. Ma anche in Svizzera la violenza sulle donne è una realtà, spesso perpetrata tra le mura domestiche. Dati dell'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo alla mano, nel nostro Paese ogni giorno 11 individui – di cui 9 donne o ragazze – subiscono abusi sessuali. Mentre la violenza domestica uccide una persona ogni due settimane, per la maggior parte di sesso femminile. Per quanto riguarda il Ticino, nel 2017 sono state registrate 178 infrazioni contro l'integrità sessuale e la polizia cantonale è intervenuta 1.080 volte per casi di violenza domestica. Le vittime, manco a dirlo, sono state soprattutto donne (di ogni livello sociale). Sempre l'anno scorso, in giugno, ad Ascona, un uomo ha ucciso la moglie vicino al posto di lavoro. Il mese dopo, a Bellinzona, dopo una lite col marito una donna ha perso la vita cadendo dal balcone. E questi dati, dicono gli esperti, sono solo la punta dell'iceberg di un fenomeno che rimane ancora spesso nell'ombra e ha diversi volti. Oltre alle botte, agli stupri e ai femminicidi, bisogna infatti considerare le forme più sottili di violenza – ad esempio quella psicologica o il mobbing in ufficio – che comunque ti distruggono dentro. Per lottare contro questa piaga è stata conclusa, nel 2011, la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul), entrata in vigore in Svizzera il 1. aprile 2018 (leggi intervista a Rachele Santoro). Proprio ieri due deputate socialiste al Gran Consiglio hanno inoltrato un'interrogazione con cui chiedono al Consiglio di Stato chiarimenti riguardo all'applicazione in Ticino del trattato. Intanto noi, nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, abbiamo raccolto le riflessioni di alcune ticinesi sulle vie da percorrere per contrastare il fenomeno.

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