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Cinque cose da capire sulla Libia

Il punto della situazione con l’esperto Matteo Columbo

L’Europa riparte dal voto dei giorni scorsi e dall’altra parte del Mediterraneo. in Libia, c’è una crisi indecifrabile. Proviamo a mettere qualche punto fermo con Matteo Colombo, Associate Research Fellow dell’ISPI nel programma Medio Oriente e Nord Africa.

1. Chi sta vincendo?

Il 4 aprile Khalifa Haftar ha lanciato un attacco su Tripoli dove si trova la sede del Governo di Fayez al Serraj, premier riconosciuto dall’ONU. Per Colombo «dal punto di vista militare sta vincendo Haftar, ma è ancora lontano dalla vittoria decisiva. Da quello politico no perché non ha la legittimità internazionale e perché Serraj controlla ancora le rendite, cioè il petrolio e altri beni».

2. Chi sta con chi?

«Serraj è sostenuto dall’Italia, dalla Turchia, dal Qatar e in generale dalla comunità internazionale perché il suo è il Governo riconosciuto. Haftar ha un rapporto privilegiato con la Francia, in parte con la Russia e in misura minore gli USA e alcuni Paesi arabi, in particolare l’Arabia Saudita. L’Egitto è il suo principale sponsor».

3. Qual è il ruolo del petrolio?

«Nella crisi è importantissimo il ruolo del gas e del petrolio. La Libia è uno Stato basato sulla rendita: il 90% circa delle esportazioni libiche sono di petrolio e gas e chi controlla la rendita controlla il Paese. E ridistribuisce il consenso in base ai soldi che arrivano dai proventi petroliferi. Essenziale è anche il controllo dei ministeri: la Banca centrale, la compagnia libica del petrolio, eccetera».

4. E le migrazioni?

«In questo contesto il tema migrazione è caotico perché si combatte veramente alle porte di Tripoli, anche se difficilmente Haftar riuscirà a conquistare la città. Questo rende più difficile il controllo delle migrazioni. Spesso le milizie sono quelle che sono incaricate di occuparsene, anche con le violazioni dei diritti umani che conosciamo. Ma la mancanza di un potere centrale forte rende tutto molto complicato. La situazione non è ancora così fuori controllo da impedire una certa gestione del fenomeno, ma potenzialmente molto pericolosa».

5. È allarme terrorismo?

Haftar sostiene di voler liberare la Libia dal terrorismo. «C’è molta retorica. È vero che tra chi sostiene il Governo di Serraj ci sono milizie estremiste. Ma ci sono delle milizie salafite che combattono con Haftar. È quindi un tema retorico su cui Haftar punta molto perché gli dà legittimità per poter intervenire. Non dobbiamo cadere nella trappola di credergli a scatola chiusa. Il conflitto libico non è fra gruppi che si oppongono tra loro per ideologia, si gioca su interessi molto concreti ed economici. Si usa in modo strumentale il tema del terrorismo per acquisire il consenso nell’opinione pubblica occidentale».

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