Il motore d’Italia è malato, una delle locomotive d’Europa è in ginocchio. Che cosa succede alla Lombardia? Perché è stata così colpita dall’epidemia del coronavirus Sars-cov-2? E perché proprio qui si registrano un terzo dei casi italiani e addirittura più della metà (11.142 su 21.067, dati di ieri) dei morti di tutto il Paese? Le domande s’intrufolano nelle menti di chi abita qui inquietando tutti proprio come il virus. Per cui se ne discute tra politici, ricercatori, scienziati, sui social e nelle case diventate anguste prigioni dopo più di un mese di «lockdown».

I cinque sospettati

Come in un giallo si cerca il colpevole. Per ora ci sono cinque indizi ma nessuna prova. I cinque elementi sospettati che fanno pensare sono la gestione dell’emergenza sanitaria fin dal presunto caso zero con l’ospedalizzazione dei casi e la decisione di tenere i malati nelle case anziani; il secondo l’età avanzata della popolazione lombarda che grazie anche alle ottime cure del sistema sanitario ha una vita lunga pur se con tanti acciacchi che hanno favorito la mortalità; il terzo elemento è la promiscuità, cioè il fatto che è una regione dove la gente si muove molto e si concentra in zone delimitate oltre alcuni episodi come la partita dell’Atalanta del 19 febbraio allo stadio Mezza di Milano con 45.000 bergamaschi; il quarto lo smog e in particolare la concentrazione di pm 10 e di pm 2,5 nell’aria che viene considerato da alcune ricerche molto determinante; il quinto e ultimo è una possibile mutazione del virus che in Lombardia circolava in una versione molto più carica e aggressiva rispetto a quello che si è diffuso nelle altre regioni italiane. Ma come spiega una ricercatrice non è sulla variante genetica che scommetterebbe per capire il «caso Lombardia».

Caccia al colpevole

Nessuno ha la risposta in tasca. La verità è merce rara che richiede molto scavo per essere trovata e anche quando la si raggiunge non può dare che risultati provvisori, non «certezze inconfutabili» come il ministro delle Regioni, Francesco Boccia, pretendeva ieri dalla scienza facendo inorridire i seguaci di Karl Popper e del metodo scientifico. Già, perché proprio la Lombardia? La regione della Rosa camuna, dei laghi e dei monti narrati dal Manzoni che raccontò di un’altra peste; dell’internazionale Milano con la moda, i saloni e con la City e la sua Madonnina che tutto domina?

Politica e magistratura

Per primi ne hanno cominciato a discutere i politici che hanno messo da una parte l’eccellenza della sanità lombarda e dall’altra chi ne critica la gestione soprattutto in questa emergenza. Ne è derivato un dibattito sterile che non porta da nessuna parte e soprattutto non aiuta a capire le cause del «caso Lombardia». Purtroppo la politica più che alle ragioni risponde agli schieramenti (centrodestra e Lega in Regione e centrosinistra al governo dell’Italia) e non è di consolazione per nessuno se non per chi vuole essere confortato delle sue idee che comunque non cambia.

Mentre i politici si stavano ancora accapigliavano sui torti e sulle colpe, ecco irrompere sulla scena la magistratura che ha avviato inchieste sulla gestione dell’epidemia negli ospedali, soprattutto nelle prime zone rosse, e nelle case di riposo. Proprio ieri ci sono state perquisizioni in numerose RSA a Milano, al Pio Albergo Trivulzio, il cui direttore è indagato per epidemia colposa, e in altre strutture milanesi e di tutta la Lombardia, Bergamasca e Comasco compresi. Proprio la vicenda delle case di riposo per anziani è indicata tra possibili fattori che hanno determinato la gravità della situazione in Lombardia. In special modo la scelta di tenere i malati dentro gli istituti favorendo così la circolazione del virus in una popolazione anziana, debilitata e spesso con molte patologie pregresse: si stima che in Italia ci siano 300.000 anziani nelle case di riposi con un’età media di 85 anni e con il 60% colpito da malattie neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer. Si è visto che il virus ha colpito principalmente gli anziani e pazienti con molte altre malattie in corso (le principali: cadiopatie, diabete, ipertensione).

Le particelle invisibili

Molto gradimento stanno acquisendo non solo sui social ma anche nella cerchia degli scienziati le ipotesi che un fattore importante nella diffusione e letalità del virus in Lombardia sia lo smog e in particolare le particelle pm 10 e pm 2,5, invisibili nell’aria. Proprio la concentrazione di questo tipo di inquinamento in Lombardia, come a Wuhan e a New York, è indicato come possibile causa dell’enorme tasso di mortalità lombardo. Ieri Lifegate, il portale italiano della sostenibilità, rilanciava uno studio dell’Università di Harvard, citato dall’Istituto superiore di sanità, secondo il quale ci sarebbe una forte correlazione tra la mortalità da coronavirus e l’inquinamento da polveri sottili come i pm 10 e pm 2,5. Alla ricerca ha partecipato anche l’italiana Francesca Dominici, secondo cui «i risultati ottenuti sono statisticamente significativi e robusti, con un intervallo confidenziale – vale a dire, il margine di veridicità – del 95%».

La mutazione con finale

Sul quinto e ultimo indiziato, cioè la variazione genetica del virus presente in Lombardia con una carica virale potenziata rispetto a quello che si diffonde nelle altre regioni rimandiamo all’intervista alla biologa Manuela Sironi.

La conclusione è che il giallo sul «caso Lombardia» ricorda molto «Assassinio sull’Oriente Express» dove tutti i passeggeri del leggendario treno sono sospettati dell’omicidio e tutti in effetti avevano comprensibili ragioni per commettere il delitto fino a orchestrare una messa in scena corale. Forse anche nel «caso Lombardia» a colpire è il virus ma i colpevoli sono tanti.

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