Dacia Maraini vive a Roma ed è sentimentalmente legata alla Toscana, memore degli anni della giovinezza e patria del padre (che in realtà era italo-svizzero). Ma nella sua narrativa la Sicilia, l’isola della madre, occupa uno spazio assai particolare. Un posto mitico, amatissimo, per la natura, le tradizioni, la storia, e anche aspramente criticato: per come il Male (in particolare la mafia) ne ha irrimediabilmente avvelenato il tessuto umano. Bagheria (1995) riflette il bisogno della scrittrice di denunciare pubblicamente le complicità e le derive criminali del mondo siciliano; La lunga vita di Marianna Ucria (1990) unisce invece una sensibilità tutta femminile, nel guardare le cose, al fascino impareggiabile di un’epoca, il Settecento, e di una geografia, quella mediterranea, descritte in...

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