Il 19 luglio è una data impressa nella memoria italiana. Nel 1992 moriva Paolo Borsellino, per mano di Cosa Nostra. Nove anni dopo, nel 2001, iniziava il G8 di Genova, finito nella memoria collettiva per le violenze a margine del raduno degli otto Grandi della terra. Se la «zona rossa» è diventata un’abitudine in tempi di pandemia, così non era vent’anni fa, quando comparve nella città ligure, divisa per «proteggere» i potenti anche dalle mutande stese ad asciugare che avrebbero proposto un’immagine «poco decorosa» alle telecamere di tutto il mondo. L’inizio del nuovo millennio era il momento dei no-global. Genova si riempì di persone pronte a manifestare per chiedere un’economia più equa e meno globalizzata. Urlavano «un altro mondo è possibile». Tra chi ci credeva davvero e aveva intenzione...

Vuoi leggere di più?

Sottoscrivi un abbonamento per continuare a leggere l’articolo.
Scopri gli abbonamenti al Corriere del Ticino.

Abbonati a 9.- CHF

Hai già un abbonamento? Accedi

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

  • 1
Ultime notizie: Approfondimenti
  • 1
    Tokyo 2020

    I baby campioni e l’innocenza appesa a un filo

    L’avvento dello skateboard ha riacceso i riflettori su Giochi e precocità sportiva - Gli intenti del CIO sono nobili, ma questi giovani talenti rischiano di pagare un prezzo elevatissimo

  • 2
  • 3
    Il personaggio

    «Io, ticinese durante la crisi a Teheran»

    Flavio Meroni era il numero due dell’Ambasciata elvetica in Iran e contribuì alla liberazione degli ostaggi statunitensi: ci ha raccontato la sua incredibile storia

  • 4
  • 5
    Il reportage

    La marcia di protesta silenziosa degli studenti cubani a Miami

    Domenica si è svolta una manifestazione lungo la «Calle Ocho» a sostegno delle proteste scoppiate sull’isola – Auspicato un intervento degli Stati Uniti – Gabriella Gutierrez: «Dobbiamo permettere alle nostre famiglie di tornare a casa» – Enzo Robira: «Chiediamo agli americani di ascoltarci»

  • 1