Giovanni Kappenberger usa una parola. Una sola. «Agonizzanti». La fotografia fatta dal noto glaciologo ai ghiacciai svizzeri è cruda, quasi violenta. Senza speranza. «Perché sì, stanno morendo». Goccia dopo goccia, stagione dopo stagione, metro dopo metro. Quei giganti bianchi, lassù, incastonati sotto le cime delle nostre Alpi, hanno un termine. Una data oltre la quale non rimarrà più nulla, se non pietre e il ricordo di quel silenzioso movimento che sembrava eterno ma che invece non lo è. Non lo è più. E l’esempio di questo processo arriva direttamente dal simbolo della catena alpina, l’Aletsch. Una lingua di ghiaccio e neve che si estende fra il Vallese e il canton Berna. «Ho fatto un’escursione di studio un mese fa proprio in quell’area, assieme ad altri esperti» prosegue Kappenberger....

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