Il 20 novembre del 1945 si aprì il Processo di Norimberga. Vide sul banco degli imputati 24 fra i principali capi nazisti che erano stati catturati dai vincitori della Seconda guerra mondiale o erano ancora ritenuti in vita. Erano stati perlopiù stretti e fedeli collaboratori del Führer Adolf Hitler, morto suicida il 30 aprile 1945 nel suo bunker, in una Berlino ormai stretta nella morsa dell’Armata Rossa. Il giorno dopo, nella capitale tedesca, mise fine ai suoi giorni anche Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Reich. Alla giustizia, togliendosi la vita il 23 maggio 1945, si sottrasse pure Heinrich Himmler, numero uno delle SS, catturato da una pattuglia di soldati inglesi il giorno precedente il suicidio.

A Norimberga, fra gli altri, furono condannati a morte Hermann Göring, Maresciallo del Reich e poi uccisosi prima di essere impiccato, il generale e comandante della Wehrmacht Wilhelm Keitel e il vice di quest’ultimo Alfred Jodl. Vennero pronunciate anche pene detentive, come l’ergastolo inflitto a Rudolf Hess, successore designato di Hitler e catturato dagli inglesi nel 1941 in Scozia, dove era giunto con un aereo con uno scopo che mai si è riusciti a chiarire.

Molti l’hanno scampata
All’appello, per ciò che concerne i criminali nazisti ricercati per mandarli a processo, mancavano almeno una cinquantina di pezzi grossi del Reich (www.focus.it). Alcuni sono poi stati assicurati alla giustizia e condannati, mentre altri l’hanno scampata. Fra questi ultimi Josef Mengele, il medico che condusse i famigerati esperimenti nel campo di concentramento polacco di Auschwitz, Heinrich Müller, direttore della Gestapo, la polizia segreta della Germania nazista che svanì nel nulla, e Walter Rauff, inventore delle camere a gas.

La lunga mano della giustizia
Sfruttando reti e vie di fuga imbastite da fiancheggiatori dopo la conclusione della Seconda guerra mondiale, pezzi grossi del nazismo riuscirono a fuggire dall’Europa. In Sudamerica, fra gli altri Josef Mengele e Adolf Eichmann, ossia colui che architettò la «soluzione finale», ossia lo stermino degli ebrei nei campi di concentramento e il cui principale sottoposto Alois Brunner finì invece i suoi giorni in Siria.

Adolf Eichmann visse in Argentina, dove nel 1960 fu catturato da uomini del Mossad, il celebre servizio segreto israeliano. Fu un’operazione da antologia, grazie alla quale Eichmann venne portato in Israele, dove stavolta non sfuggì alla condanna a morte, avvenuta per impiccagione.

Il cacciatore Wiesenthal
In Argentina si era rifugiato anche Erich Priebke, ossia il boia delle Fosse Ardeatine. Condannato all’ergastolo in via definitiva nel 1998 dalla giustizia italiana, Priebke fu scovato nel 1994 nella città di San Carlos de Bariloche da una troupe della catena televisiva statunitense ABC in seguito a una segnalazione del Centro Simon Wiesenthal, che ha preso il nome dal sopravvissuto all’Olocausto passato alla storia come il più tenace cacciatore di nazisti.

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