I loschi affari del fascismo predone

Tra Como e la Svizzera, le ruberie del regime in agonia

Febbraio 1945, ultimi mesi di guerra. Mentre, in Italia, si pativa letteralmente la fame, le autorità della Repubblica Sociale di Mussolini si baloccavano in una disputa bizantina sull?assegnazione di una maxi partita di novemila orologi marca Roger importati dalla Svizzera. Dietro le sembianze di una normale operazione di commercio con l?estero, si nascondeva una maxi tangente in merce di lusso che andò ad arricchire l?entourage del ministro degli Interni del Duce, Guido Buffarini Guidi. La verità sullo scandalo degli orologi della «casta nera» riaffiora dalle carte segrete del prefetto di Como dell?epoca, Renato Celio. Il dossier, ancora ufficialmente secretato all?Archivio di Stato di Como, è però noto allo storico Roberto Festorazzi grazie a una confidenza ricevuta da Giusto Perretta, lo scomparso fondatore dell?Istituto di storia contemporanea del capoluogo lariano. Il prefetto Celio rappresentava il volto tipico del fascismo predone. Creatura di Buffarini Guidi, prefetto di Asti fino il 1. giugno 1944, egli fu trasferito nella provincia confinaria per dare corpo a una serie di operazioni riservate e delicatissime legate a incarichi speciali ricevuti dal governo mussoliniano. Giunto a Como, Celio si dedicò a rastrellare illegalmente grandi quantità di oro e valuta pregiata in Svizzera, allo scopo di rimpinguare il cosiddetto «fondo riservato» della RSI.

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